Negli ultimi anni Milano ha riscoperto il piacere del bancone: enoteche con cucina, bar à vin e piccoli indirizzi dove un calice e un piatto da dividere bastano a fare una serata, sempre più spesso firmati da chef che arrivano dall’alta ristorazione e cercano un registro più libero. In questa geografia si inserisce Burbero, il nuovo wine bar con cucina che lo chef Eugenio Boer e la maître Carlotta Perilli hanno inaugurato il 20 settembre in via delle Pioppette 3, in zona Vetra, a due passi dalle Colonne di San Lorenzo. Il nome prosegue il gioco iniziato con [bu:r], il ristorante di via Mercalli che dal 2018 trascrive foneticamente il cognome dello chef, e aggiunge una dichiarazione di carattere: un luogo ruvido a prima vista, che si rivela molto più accogliente di quanto prometta. Il motto della coppia, “Già visto, già mangiato, già bevuto”, mette le mani avanti con autoironia, perché nessuno, da Burbero, pretende di aver inventato un format, e la scommessa sta tutta nel fare bene le cose semplici: bere bene, mangiare qualcosa di altrettanto buono, ridurre al minimo le formalità.
Boer, italo-olandese, ha costruito la sua cucina attraverso un percorso che passa da maestri come Gaetano Trovato all’Arnolfo e Norbert Niederkofler al St. Hubertus, prima di aprire [bu:r] a Milano nel luglio 2018. Perilli, moglie e socia, arriva dal mondo della comunicazione e ha costruito in sala un’accoglienza fondata sull’ascolto, riconosciuta dal Gambero Rosso con il Premio Speciale Ospitalità nella Guida Ristoranti d’Italia 2026.

foto credits: Sara Magni
Lo spazio misura appena 40 metri quadrati per 16 coperti, e il progetto di KICK.OFFICE lavora proprio su questa scala quasi domestica: resina, acciaio inox e marmo, insieme a superfici materiche, disegnano un interno contemporaneo e deciso, organizzato attorno a un grande bancone centrale dove cucina e sala condividono lo stesso ambiente. I piatti si preparano e si finiscono sotto gli occhi degli ospiti, in una sorta di chef’s table diffusa, mentre una parete su misura accoglie le bottiglie e richiama le storiche enoteche milanesi.
Il vino viene prima di tutto, e la carta supera le 120 etichette tra Italia e resto del mondo, con un’attenzione particolare a territori, vignaioli e piccoli produttori, pensata per chi vuole entrare anche solo per un calice al bancone.
La cucina segue la stessa logica e mantiene una riconoscibile impronta gastronomica: ci sono il toast, i taglieri di salumi e formaggi di piccoli produttori, gli ingredienti di stagione e i piatti da condividere, insieme a qualche firma che migra da via Mercalli, a cominciare dal macaron di piccione. Lo scontrino medio si aggira sui 30-35 euro, una cifra da indirizzo da frequentare con regolarità, aperto la sera dalle 18 a mezzanotte e la domenica già dalle 11.
Un bancone, un calice scelto con cura e qualcosa di buono da mangiare a portata di mano: il carattere burbero dura giusto il tempo di sedersi.
cover foto credits: Sara Magni


A Milano per dire sì: una giornata perfetta costruita intorno alla proposta
Burbero, il Wine Bar di Eugenio Boer e Carlotta Perilli
