Ogni settembre il mondo del bar italiano si dà appuntamento a Roma e usa la fiera come un termometro: cosa entrerà nelle drink list dei prossimi mesi, quali categorie crescono, quali ingredienti passano dagli addetti ai lavori al pubblico dei cocktail bar. Il Roma Bar Show 2026, andato in scena il 14 e 15 settembre alla Nuvola, ha confermato tre direzioni ormai nette: il Giappone, il bere a bassa gradazione e un analcolico costruito con cura.
Tra gli espositori del Roma Bar Show 2026, D&C, distributore di spirits, vini e specialità alimentari nato nel 1950, ha portato allo stand G03 una lettura trasversale del proprio portfolio, con tre postazioni bar dedicate ad altrettante anime del beverage e una drink list di signature pensata per l’occasione. L’idea, nelle parole del direttore commerciale Samuele Fazio Boerci, era invitare il pubblico a guardare il bar da una nuova prospettiva, scoprendo quante possibilità convivono in un’unica selezione.
La presenza D&C è cominciata il giorno prima, domenica 13 settembre, al Bar della Musa di Palazzo Talìa, il cocktail bar con la parete dorata e il soffitto a grottesche ricavato nell’edificio cinquecentesco del Collegio del Nazareno, a pochi passi da Trevi. Qui Etsu Gin, gin giapponese premium, e D&C sono stati gli unici Official Sponsor dell’Opening Party della fiera, anticipato nel pomeriggio dalla Etsu Gin Masters: otto cocktail bar arrivati da tutta Europa, due round, prima il riconoscimento alla cieca di ingredienti e botaniche legati al Giappone, poi un signature a base Etsu sul dialogo tra Oriente e Occidente.
Dalle 21 la serata si è aperta al pubblico con la guest night firmata da Sentaku, l’izakaya di via Marchesana che porta la mixology giapponese sotto i portici di Bologna, con Andrea Guarneri e Nicolò Ribuffo dietro al bancone: due modi di leggere lo stesso gin, con la contaminazione come filo conduttore.
In fiera, tra i drink serviti allo stand, c’è stato il Golden Yuzu, costruito direttamente nel tumbler con Etsu Pacific Ocean Water Gin, distillato ad Asahikawa, in Hokkaido, e ridotto con acqua dell’Oceano Pacifico, poi La Sea Salt Yuzushu, liquore a base di sake con yuzu e sale marino, un filo di sciroppo di zucchero e la Yuzu Soda di Franklin & Sons: un bicchiere agrumato, sapido e leggero, che mette in fila le tendenze dell’anno. Sul versante low alcohol, Angostura Aromatic Bitters ha presentato l’Hangover Survivor, pensato per il momento più delicato della serata.
Uno spazio dedicato è andato al senza alcol: UNDONE ha presentato un nuovo prodotto pensato per lo spritz analcolico, mentre Legend Kombucha ha portato al bancone il mondo dei fermentati. Accanto, i nomi più consolidati della selezione, da Whitley Neill Gin con la sua gamma aromatica alle toniche Franklin & Sons, fino a Nemiroff Vodka e Cincoro Tequila.
Le novità di portfolio raccontano invece territori lontanissimi fra loro. C’è Anselmo, casa torinese nata nel 1884, con Vermouth di Torino Rosso IGP, Fernet, bitter, gin e grappa di moscato, anche in versione Wood Finish; c’è Zazà, amaro di genziana, china, assenzio, alloro, rosmarino, verbena e sambuco; c’è la Distilleria Satoyama, che incrocia Giappone e Mediterraneo dal Kohaku Dry Gin al Sato Nashi, amaro al cucchiaio senza zucchero pensato anche per la cucina; e c’è Mangiafuoco, amaro ispirato al personaggio di Pinocchio, con noci di kola, elicrisio, basilico, salvia e cardamomo.
Dal gin di Hokkaido al vermouth di Torino, passando per uno spritz che rinuncia all’alcol e tiene il carattere, a Roma D&C ha messo sullo stesso bancone tutto quello che serve per costruire un drink: molte di queste bottiglie le ritroveremo presto anche nei cocktail bar di Milano.


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