Ci sono ristoranti che appartengono più alla storia di una città che alla sua guida gastronomica, indirizzi dove per decenni si è andati per vedere chi c’era prima ancora di scegliere cosa ordinare. Milano conosce bene il fenomeno, e da qualche anno accoglie con sempre maggiore naturalezza insegne nate altrove, che arrivano in città con il loro bagaglio di aneddoti, arredi riconoscibili e piatti diventati classici. A questa famiglia si aggiunge ora Indochine Milano, il primo indirizzo italiano del locale che dal 1984 è un punto fermo di Downtown Manhattan.
La storia comincia al 430 di Lafayette Street, a New York, con una cena inaugurale dedicata a Julian Schnabel e un pubblico che negli anni Ottanta mescola artisti, musicisti e protagonisti della moda: ai tavoli di Indochine passano Andy Warhol, Jean-Michel Basquiat e Keith Haring, poi Madonna, Meryl Streep e Leonardo DiCaprio. Fra gli habitué c’è anche Giorgio Armani, per il quale il ristorante è da sempre una meta prediletta durante i soggiorni newyorkesi, e da questa frequentazione personale prende forma la collaborazione con il gruppo milanese.

F Cordeiro x Lucas Possiede
Il primo passo risale a fine febbraio, quando durante la settimana della moda il ristorante di via dei Giardini ospita un pop-up di pochi giorni dedicato al locale newyorkese. Il riscontro convince la Maison a rendere il progetto stabile: dal 22 settembre il primo piano dell’ex Emporio Armani Ristorante assume in modo permanente l’identità estetica e gastronomica di Indochine, con un ingresso dedicato in via dei Giardini 2 e una nuova insegna che accoglie gli ospiti sulla strada.
Salendo al primo piano si ritrovano i codici che hanno reso Indochine riconoscibile in tutto il mondo: le grandi foglie di banano che rivestono le pareti, le composizioni floreali abbondanti e un’eleganza esotica che a Milano incontra la misura dello stile Armani. La sala vive solo la sera, con un servizio dedicato esclusivamente alla cena, e ha il ritmo raccolto di un indirizzo pensato per chi ama restare a tavola.
In carta arriva una selezione dei piatti simbolo della cucina franco-vietnamita che il locale newyorkese propone da oltre quarant’anni. Si va dall’insalata di manzo piccante ai gamberetti croccanti sale e pepe con zenzero, passando per funghi shiitake e melanzane, fino al pollo barbecue alla vietnamita, ricette che raccontano bene l’incontro fra la tradizione del Vietnam e la tecnica francese su cui Indochine ha costruito la propria identità.

credit SGP
Il piano terra cambia nome e diventa Armani/Caffè, con ingresso da via Croce Rossa, lounge, caffetteria e dehors esterno. Qui la giornata scorre dal caffè del mattino al pranzo con un menu d’ispirazione italiana, costruito sui grandi classici della cucina mediterranea e firmato dall’Executive Chef Ferdinando Palomba, una divisione dei tempi che lascia a Indochine Milano tutta la scena serale.
Per il Gruppo Armani, entrato nella ristorazione nel 1998 con la prima apertura a Parigi e oggi presente con oltre venticinque ristoranti fra Europa, Cina e America, è un passo che richiama il 2000, quando la Maison porta Nobu a Milano. Anche i canali social seguono il cambio di pelle: il profilo Instagram dell’Emporio Armani Ristorante diventa @indochinemilano, la nuova vetrina del ristorante.
Foglie di banano, sale e pepe, luci della sera su via dei Giardini: un angolo di Lafayette Street ha trovato casa a due passi da Montenapoleone.


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