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Tutto Quello che non Sapevi sul Gin

C’è chi lo preferisce secco e chi profumato, ma è innegabile che il gin sia uno dei prodotti più amati. Soprattutto se in coppia con la Tonica.

Cos’hanno in comune gli Oasis e James Bond? Non lo direste mai: la risposta è il gin. Mentre lo 007 del cinema lo preferisce «agitato, non mescolato» nel suo iconico drink, il gruppo inglese lo celebra in Supersonic: “I can’t be no-one else, I’m feeling supersonic, give me Gin&Tonic”. Da molti amato e osannato, in pochi, però, conoscono la lunga storia di questo distillato.

Il gin, infatti, ha quasi quattrocento anni e nasce in Olanda. Qui, nel 1658, il farmacista Franciscus Sylvius De La Boe inizia a studiare il ginepro per le sue capacità diuretiche e crea un rimedio digestivo, il Jenever. Nonostante sia l’antenato del prodotto che conosciamo oggi, le differenze sono tante. Nel moderno gin, infatti, si parte da un alcol etilico di origine agricola, possono essere usati solo aromatizzanti naturali, il gusto del ginepro deve essere dominante e la gradazione non può scendere sotto i 37,5 Abv – alcohol by volume -. Il Jenever, invece, è un fermentato di cereali successivamente sottoposto a due passaggi di distillazione, può essere dolcificato (fino al quattro per cento) e vengono aggiunte delle botaniche in infusione.

Tutto Quello che non Sapevi sul Gin

Dall’Olanda si passa poi in Inghilterra dove, nel 1742, Alexander Gordon inizia a distillare nella capitale: nasce il London Dry. In questi anni, il gin viene bevuto soprattutto dal popolo (i nobili preferiscono i distillati di vino) e, molto spesso, la produzione non viene regolamentata. La qualità, ovviamente, non è delle migliori e si parla di Bath Pipe Gin, il “Gin del tubo della vasca da bagno”. Il distillato arriva a costare meno della birra e diventa il simbolo della decadenza e dell’alcolismo in cui cadono le fasce più povere della popolazione. Per combattere questa piaga sociale, nel 1751 re Giorgio II promulga il Gin Act con cui si proibisce la vendita nei locali non autorizzati: la prima distilleria legale sarà proprio quella di Alexander Gordon.

Altrettanto particolare è la storia di uno dei più famosi abbinamenti, quello col Tonic. I soldati, infatti, iniziarono a bere il gin per “addolcire” l’acqua di chinino, dal gusto amarognolo e che veniva usata come antimalarico. Non a caso, qualche anno dopo, Winston Churchill dirà: «Il Gin&Tonic ha salvato più vite inglesi di tutti i dottori dell’Impero britannico». Sempre a scopo medico nasce poi il Pink Gin, in cui il distillato viene accostato all’angostura, amaro capace di combattere la febbre. Va poi sfatato un mito: il London Dry non dev’essere per forza fatto in Inghilterra. È obbligatorio, però, che segua uno di questi tre metodi di produzione: lo steeping (le botaniche vengono inserite in un filtro – come quello da tè – e infuse nella soluzione idroalcolica), il racking (le erbe sono poste dentro una scaffalatura appena al di sopra del livello dell’alcol) o il carter head (il più innovativo, in cui le botaniche sono quasi alla fine del collo di cigno dell’alambicco).

Due esempi di London Dry sono il Bickens e il Bulldog. Il primo viene prodotto a Birmingham e conta dieci botaniche, fra cui spiccano gli agrumi e – ovviamente – il ginepro. Oltre a seguire il processo di steeping, il Bickens viene anche “blendato”, ossia miscelato con un altro gin per trovare il perfetto equilibrio. Il Bulldog, invece, nasce dall’intraprendenza di Anshuman Vohra, ex banchiere della JP Morgan, e di Joanne Moore, una delle poche master distiller donne. Come base viene utilizzato alcol di grano di Norfolk, mentre, dopo la distillazione, si porta il prodotto a 40 Abv grazie all’acqua demineralizzata del lago gallese di Vyrnwy. Le erbe, dodici in totale, che rendono Bulldog un gin inconfondibile sono la lavanda, il dragon eye, il papavero bianco e il fiore di loto. L’Ondina, invece, è un prodotto del tutto italiano e che affonda le sue radici a Novi Ligure. Qui il master distiller Bruno Malavasi ha creato un gin distilled, in cui le varie botaniche vengono distillare in maniera separata per preservare i singoli principi organolettici. Una delle note predominanti è il basilico genovese che viene raccolto fresco e congelato sul posto.

Tutto Quello che non Sapevi sul Gin

Quando si parla di gin, poi, il collegamento che viene spontaneo è quella con la tonica. Dai distillati più secchi, con poche botaniche, ai più profumati, sul mercato ci sono un’infinità di prodotti e l’abbinamento è fondamentale. Lo stesso vale per le toniche: di solito si preferisce accoppiare per associazione (un gin secco con una tonica secca, dall’alta percentuale di estratto di chinino) o per contrasto (un gin profumato con una tonica secca o viceversa), mentre è da evitare la sovrapposizione (profumato su profumato).

Per un Gin&Tonic perfetto, però, sono fondamentali anche il ghiaccio, il tipo di bicchiere e la garnish, tutti con i loro pro e contro. Rispetto ai cubetti, che raffreddano meglio il drink, ma lo diluiscono anche molto velocemente, il chunk e le sfere sono da preferire quando si utilizzano prodotti già freddi. Chi usa un bicchiere Highball lo fa per valorizzare la carbonatura della tonica, chi un Baloon, invece, per far risaltare gli aromi del cocktail (senza contare che, grazie allo stelo, il calore della mano diventa ininfluente). La garnish più tipica, infine, è quella con gli agrumi: se sono troppo forti, però, possono coprire i gin più delicati. Alcune varianti presentano anche erbe aromatiche e frutta, da scegliere con attenzione perché non tutte le botaniche si sposano bene con questo tipo di guarnizione.

Tutto Quello che non Sapevi sul Gin

Ora che ne sapete di più, cosa aspettate a districarvi fra London Dry e toniche profumate? Il vostro Gin&Tonic preferito vi sta aspettando.

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