Come spesso accade nel mondo della ristorazione, molti chef oggi rinomati hanno iniziato il loro percorso in ambienti culinari semplici e tradizionali. Anche Federico Salvucci non fa eccezione: nato in Belgio da una famiglia di origini umbre e campane, i suoi primi passi li ha mossi in una classica trattoria romana, emblema dei sapori genuini e autentici della capitale.

Oggi, dopo anni di esperienze, Salvucci torna con un progetto tutto suo: Fase – Cucina Spontanea e decide di aprire il suo ristorante proprio nei locali della trattoria- ormai chiusa- dove ha mosso i primi passi, nel cuore del Rione Prati, a poca distanza da Castel Sant’Angelo e dalla Basilica di San Pietro. Ridà così vita al luogo che aveva segnato l’inizio della sua passione, trasformandolo in uno spazio che racconta le origini della sua storia. Una volta varcata la soglia del ristorante, si viene a contatto con un mondo in cui ferro, legno e arte si fondono armoniosamente, creando un’atmosfera accogliente e moderna. Questo spazio diventa il palcoscenico per raccontare storie attraverso gli ingredienti mediterranei, i profumi della penisola e le suggestioni asiatiche, che lo chef utilizza per esprimere la sua personale visione culinaria. Il nome del locale, suggerisce già l’organizzazione dell’esperienza: un percorso gastronomico suddiviso in diverse “fasi“. Dalla 1 alla 4, Il menù è una fusione di esperienze, tecniche e sapori, offrendo ai commensali due possibilità: seguire l’ordine delle portate o affidarsi completamente alla creatività di Salvucci e della sua giovane brigata, per un viaggio culinario inaspettato e sorprendente.

La cucina di Fase non è né completamente tradizionale, né totalmente fusion, ma rappresenta un equilibrio armonioso tra le due. Salvucci riesce a portare sulla stessa tavola il mare di Amalfi, i sapori intensi dell’Umbria e le raffinate tecniche orientali. I piatti parlano di umami e fermentazioni, ma utilizzano anche materie prime locali selezionate con cura. Tra le creazioni più rappresentative ci sono il colorato ” Erbe, radici, funghi e frutta” della fase 1, o i tortelli ripieni di picchiapò, spuma di parmigiano e sedano, serviti nella fase 2. Ogni dettaglio è curato e pensato con attenzione per garantire un’esperienza unica: dall’accoglienza calorosa all’ambiente raffinato, fino all’eccellenza delle materie prime. Facendo della spontaneità la chiave che permette allo chef di stupire ogni volta con nuove idee originali.

Se siete alla ricerca di un’esperienza culinaria che vi possa trasportare in profumi di culture diverse, Fase – Cucina Spontanea è il luogo che non dovete perdere. In questo angolo di Roma, la cucina non è solo cibo, ma un racconto personale e culturale, intessuto di sapori e passione.


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