Settembre a Milano ha il ritmo di una ripartenza: le agende si riempiono, le cene tornano a essere il modo più semplice per rivedersi, la città riaccende le insegne una dopo l’altra dopo la pausa di agosto. È il mese in cui le nuove aperture escono dal rodaggio e i classici ritrovano la loro clientela, con le terrazze ancora aperte e i primi sapori d’autunno che si affacciano in carta. Abbiamo scelto dieci indirizzi che raccontano questa Milano di rientro, tra fine dining, trattorie contemporanee, parrilla, pizza romana e cucina giapponese: dieci tappe per attraversare settembre scegliendo bene. Ecco ristoranti da provare a Settembre a Milano, da non perdere!
HORTO
Via San Protaso 5

Si sale al sesto piano di The Medelan e Milano si apre dall’alto: Horto guarda il Duomo da vicino, con la Madonnina a portata di mano e le guglie che chiudono la vista. La cucina porta la firma di Norbert Niederkofler nella strategia e di Alessandro Pinton, resident chef dal 2025, nel lavoro quotidiano, su un principio dichiarato: tutti i fornitori entro un’ora da Milano, stagionalità stretta, forte presenza vegetale. Due i percorsi, L’Ora Etica e Vegetali Mon Amour, costruiti ogni mattina sulla materia che arriva. Una stella Michelin e una Stella Verde dalla guida 2024, pavimenti in legno di vecchie botti d’aceto, intonaci ricavati dagli scarti della lavorazione del riso. Fino a fine ottobre il servizio resta in terrazza: settembre è l’ultima finestra buona.
TRATTORIA TINA
Via Altaguardia 16

A Porta Romana, in una via residenziale lontana dai circuiti del nord città, Trattoria Tina ha aperto a fine luglio e a settembre esce dal rodaggio. In cucina c’è Arianna Consiglio, trent’anni, siciliana, formata tra Contraste e Piazza Duomo di Enrico Crippa; i soci sono Matias Perdomo e Simon Press, gli stessi di Contraste. La proposta è tradizione senza sovrastrutture: spaghetto al pomodoro, ravioli di erbette burro e salvia, animelle di vitello con patate arrosto, gelo di cannella a chiudere. Trenta coperti tra sala e soppalco, tavoli e sedie in legno, soffitto a cassettoni, pareti bianche. Solo cena, dal martedì al sabato: meglio prenotare.
IT MILANO
Via Fiori Chiari 32

Da IT Milano si scende: la sala è al piano interrato di via Fiori Chiari, in Brera, e condivide l’ingresso con il cocktail bar ByIT. L’insegna è tornata a febbraio 2026 con un format costruito intorno a carne e vegetali: tagli premium da filiere internazionali, cotture su Josper e robata, verdure di stagione trattate con la stessa attenzione, tutto pensato per la condivisione. La cucina è coordinata dall’executive chef di gruppo Romualdo Palladino con Alex Pochynok ai fornelli, su una base italiana attraversata da riferimenti ispanici e asiatici. Toni caldi, materiali naturali, luci basse e una musica che sale di intensità con l’avanzare della serata, fino all’after dinner.
EL CARNICERO
Via Spartaco 31

Partiamo dalla brace: El Carnicero presidia dal 2013 il capitolo carne della ristorazione milanese, e la sede di via Spartaco, alle spalle di Porta Romana, è quella originaria. Due piani e tre sale, mattoni a vista, luci calde, specchi e vecchi manifesti di tango: l’ispirazione è la parrilla argentina, il taglio è milanese contemporaneo. Si comincia dalle empanadas e dalla provoleta scottata, si prosegue con i tagli che arrivano da Argentina, Spagna e Stati Uniti, dal lomo all’entraña al tomahawk, si chiude con il panqueque al dulce de leche. Un indirizzo rodato, che a settembre torna a riempirsi di tavolate: conviene prenotare con qualche giorno di anticipo.
RODRIGO
Via Savona 11

Rodrigo è bolognese di nascita, dal 1949, e milanese dal febbraio 2025: la famiglia Capua ha portato in via Savona, tra la Darsena e Porta Genova, la prima sede fuori città dopo oltre settant’anni. La cucina di Giacomo Matera tiene insieme due anime: la tradizione emiliana tirata a mano, con i tortellini in brodo di cappone, le tagliatelle al ragù e la cotoletta alla bolognese, e il pescato adriatico del fishbar a vista, dagli spaghetti con i calamaretti spillo ai crudi. Il progetto di Nick Maltese Studio lavora sul rosso bologna, tra boiserie, velluti e paesaggi emiliani alle pareti, e divide lo spazio in tre: bancone d’ingresso, bistrot, sala più formale sul fondo.
TRATTORIA DELLA GLORIA
Via Mario Pichi 5

Sulla sponda del Naviglio Grande, in una via defilata rispetto alla movida, la Trattoria della Gloria ha aperto nel settembre 2023 e ha ripreso il nome dell’insegna che occupava lo stesso indirizzo. Dietro ci sono Tommaso Melilli in cucina, Luca Gennati in sala e Rocco Galasso ai vini, con un modello dichiarato che guarda ai bistrot parigini: bancone in zinco, menu stampato che cambia ogni giorno, nessuna carta dei vini perché i naturali si raccontano a voce. Le patate Gloria, sfogliate a strati nel burro, e il minestrone, che d’estate passa in versione fredda, sono i piatti che il quartiere è venuto a cercare. I posti al bancone e all’esterno non si prenotano.
EL BRELLIN
Alzaia Naviglio Grande 14

Il Vicolo dei Lavandai è uno dei pochi angoli di Milano rimasti identici a sé stessi, ed El Brellin lo presidia da un edificio settecentesco con cinque sale distribuite su due livelli, dalla sala delle lavandaie a quella del camino fino alle sale dell’Oca al piano inferiore. Il nome viene dal brellin, la cassetta di legno su cui le lavandaie si inginocchiavano lungo la riva. La cucina resta ancorata alla tradizione lombarda, con alcuni piatti riconosciuti dalla De.C.A., la denominazione comunale di cucina ambrosiana: risotto alla milanese, ossobuco in gremolata, cotoletta di vitello, pappardelle al ragù di ossobuco. Il giardino affacciato sul vicolo resta uno degli spazi all’aperto più riconoscibili della città, e a settembre è ancora la scelta giusta.
FUTURA PIZZERIA ROMANA
Via Pietro Borsieri 28

All’Isola, dietro Porta Garibaldi, Futura ha portato a Milano la tonda romana di Luca Pezzetta: un disco da centosessanta grammi steso a trentadue centimetri, sottile, asciutto, croccante, cotto in tre o quattro minuti con il bordo volutamente segnato dal forno. Aperta a novembre 2025, in pochi mesi è entrata al cinquantasettesimo posto della 50 Top Pizza Italia 2026 e si è presa il premio One to Watch. In carta la marinara del futuro con polvere di olive e pomodorini confit, la cosacca con Parmigiano sessanta mesi, la capricciosa di mare con carciofi alla giudia e bottarga; prima, i supplì all’ossobuco. Laboratorio a vista, solo cena, chiuso il martedì.
BENTOTECA
Via San Calocero 3

Da Bentoteca, in zona Sant’Agostino, Yoji Tokuyoshi lavora dal 2020 sul punto esatto in cui il Giappone della sua infanzia incontra l’Italia dove ha imparato il mestiere, dopo nove anni all’Osteria Francescana. Miso e salsa di soia sono prodotti in casa con materie prime italiane, la carta dei vini è tutta naturale, divisa tra Italia e Francia. Il katsusando con la lingua di vitello e la maionese verde è diventato il piatto-firma, insieme al midollo alla brace con calamaro fermentato e al butaman al vapore. Due sale, una sui verdi e una sui blu, pannelli in rame riciclato e un bancone a vista sulla cucina che resta il posto migliore dove sedersi.
RISOELATTE
Via Manfredo Camperio 6

A due passi dal Cordusio, Risoelatte tiene aperta una porta sugli anni Sessanta: tavoli in formica verde, tende a quadretti, un jukebox, copertine di quarantacinque giri alle pareti, stoviglie spaiate raccolte nelle case di famiglia. Tutto originale, niente ricostruzione. Trentadue coperti su tre livelli, con i tavoli da due alla finestra come posti più contesi. Il piatto dell’insegna è il riso e latte, classico lombardo di quegli anni, cotto lentamente nel latte intero e servito in versione salata o dolce; accanto restano il risotto giallo con l’ossobuco, la cotoletta, i mondeghili. Locale piccolo e molto richiesto: la prenotazione è d’obbligo.


A Milano per dire sì: una giornata perfetta costruita intorno alla proposta
Burbero, il Wine Bar di Eugenio Boer e Carlotta Perilli
