I giardini tornano a essere il luogo dove le città si raccontano per quel che vorrebbero essere: ordine e meraviglia, biodiversità e disegno, esotismo e radici. Da Marrakech a Kyoto, da Darjeeling al deserto dell’Arizona, ogni grande giardino del mondo è un atto di immaginazione coltivato per generazioni, un alfabeto fatto di colori, architetture, profumi. In una Milano che da anni reinventa l’aperitivo e la sua geografia, anche la mixology guarda a questi orti del desiderio per ricavarne un linguaggio. È quello che succede al Mandarin Garden, dove la nuova drink list intitolata Mirabilia trasforma otto giardini iconici in otto cocktail signature.
Siamo dentro al Mandarin Oriental, Milan, in via Andegari 9, a un passo dalla Scala e dal Quadrilatero. Il Mandarin Garden è il cuore pulsante dell’hotel: una corte verdeggiante che vive dal mattino alla notte, all day long, dove la cucina dello chef Antonio Guida convive con uno dei bar più riconoscibili della città. Mirabilia è firmata da Guglielmo Miriello, Director del Mandarin Garden, e dal Bar Manager Gaetano Ascone: insieme hanno disegnato la lista come un manuale botanico vintage, di quelli illustrati a mano prima dell’era della fotografia, e ne hanno tradotto le tavole in otto creazioni d’autore.

Il viaggio parte da casa con Escape, omaggio al Mandarin Garden stesso e alla Milano dell’aperitivo: Bareksten gin, ratafià alla ciliegia, vermouth al pino e Campari al lampone. Il sottopiatto in legno cela un cassetto che, all’apertura, rilascia una nebbia di pino: un piccolo gesto che traduce in profumo il primo sorso. Si vola poi a Marrakech con Majorelle, costruito su vodka all’eucalipto, acquabianca, spirulina blu e cordiale al limone marocchino, restituendo in un bicchiere il celebre blu cobalto del giardino di Jacques Majorelle. Si scende lungo la Garden Route sudafricana con Port Elizabeth: cognac alle mandorle, shrub di rooibos e honeybush, acqua di ibisco e sherry Tio Pepe catturano i colori della costa tra Cape Town e Durban.
Il viaggio risale poi sulle pendici dell’Himalaya con Margaret’s Hope, dedicato alla storica piantagione di tè di Darjeeling: Bareksten gin al fieno, aquavit, vermouth alla fava tonka, Muyu vetiver e tintura di darjeeling e patchouli. Si attraversa l’oceano e si scende tra le cascate del Costa Rica con La Paz, costruito su Brugal 1888 infuso al cacao, liquore cacao e datteri, passion fruit, lime, bitter alla vaniglia e pepe giamaicano, con una soffice aria al passion fruit. Si approda quindi nel deserto dell’Arizona con Desert Bloom: bourbon Michter’s al sesamo, mezcal Los Siete Misterios, cordiale salato di cardamomo nero e ananas, liquore al tabacco e tintura all’habanero chocolate.

Il finale si fa più contemplativo con Harmony Elixir, ispirato ai giardini zen giapponesi e al principio “Essenziale è Superiore”: Roku gin, liquore al lapsang, tintura alle cinque spezie e soda alle pere nashi, in un equilibrio sottrattivo che restituisce la quiete dei kare-sansui. Si chiude in Indonesia con Island Essence, omaggio alle piantagioni di caffè Robusta che dal XVIII secolo collegano l’arcipelago all’Europa: Toki whisky infuso allo shiitake, Amaro Lucano, tintura al caffè, miso, latte di cocco e lime.
Otto giardini, otto sorsi, un solo bancone milanese: Mirabilia è il modo del Mandarin Garden di portare il mondo dentro a una corte di via Andegari, una pianta alla volta.


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