Ci sono indirizzi che a Milano sembrano nati per rimanere, anche quando cambiano casa. Rovello è uno di questi: oggi vive in via Ariberto 3, in zona Sant’Ambrogio, e porta con sé una tradizione familiare lunga decenni – dalla stella Michelin del bisnonno Pierino nel 1950, alla cucina di Cinzia e del compagno Gualtiero, fino alla guida attuale di Michele. È una storia di tavole apparecchiate con sincera passione, fatta di piatti “di sostanza” e di una cantina pensata per accompagnare ogni piatto.

La nuova sede ha preservato l’anima del locale: una sala accogliente, atmosfera viva, cucina a vista con il bancone dove si può seguire la griglia e le preparazioni in diretta, oltre ai tavolini classici in sala. La Guida MICHELIN lo racconta come un bistrot dall’aria amichevole, con un menù classico non privo di personalità e proposte del giorno: carne, pesce e verdure (anche alla griglia) escono con regolarità, mentre la lista dei vini è interessante e spazia anche al calice.

Tra gli antipasti compaiono la Salsiccia di Bra con focaccia, le puntarelle con acciughe, le crocchette di baccalà con mayo piccante, le acciughe del Cantabrico con burro e pan brioche; la insalata russa è nobilitata dai gamberi di Mazara e resiste in carta anche il cotechino con lenticchie quando arriva la stagione giusta.
I primi bilanciano tradizione e comfort: pasta e fagioli, cacio e pepe eseguita con garbo, tagliatelle al ragù di salsiccia di Bra e una calamarata al sugo di polpo per chi ama il mare. C’è anche un tributo alla Milano di casa: risotto al salto con Taleggio, croccante e avvolgente, da condividere come si faceva nelle cucine di un tempo.
Sui secondi—che qui sono il cuore del racconto—il repertorio è preciso: cotoletta di vitello alla milanese con osso, vitello tonnato in versione classica, guancia di vitello brasata con purè, polpo alla brace con zucca, guanciale e pecorino. Per i grandi tavoli (o le grandi occasioni) fa la sua figura la costata galiziana alla brace, porzionata per 2/3 persone, mentre la tagliata con chips va dritta al punto. Chi ama la cruda trova la tartare di Fassone al coltello.

Al calice, la selezione è ampia e ragionata: la sala—che sa essere presente senza invadere—accompagna con consigli di pairing e con una carta che guarda all’Italia e oltre, mantenendo quell’impronta da bistrot che ha fatto la fortuna del locale nel tempo. Lo confermano le guide e il pubblico, che ne premiano l’atmosfera e la qualità del locale.
Rovello è un indirizzo che parla meneghino dal cuore: piatti ben eseguiti, materia prima scelta, cantina generosa e un anino calibrato tra familiarità e cura.


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