In una Milano sempre più curiosa delle cucine regionali dell’Asia, La Via della Seta porta in zona Cenisio un tassello gastronomico ancora raro: quello del Nord‑Ovest della Cina, tra Gansu, Xinjiang e Lanzhou, territori dove la cultura cinese, le spezie delle steppe e l’arte della pasta tirata a mano hanno plasmato una tradizione culinaria distinta, robusta e sorprendentemente raffinata.

Fin dal nome, l’insegna dichiara il proprio orizzonte culturale: la rotta commerciale che per secoli unì Oriente e Occidente, e che oggi diventa metafora di un viaggio sensoriale tradotto in un menu centrato su piatti-simbolo. A partire dal Pollo degli Uiguri, preparazione speziata, servita con tagliatelle fresche tirate al momento, manifesto della cucina della casa e della sua identità.

La sala accoglie con un’estetica calda e accogliente: legni chiari, tessuti naturali, lanterne e dettagli decorativi che richiamano i paesaggi interni della Cina nord‑occidentale. È un design che evoca, uno spazio costruito per suggerire il viaggio. La narrativa del luogo è ben raccontata anche sui canali ufficiali del ristorante, dove il progetto viene definito un “percorso sensoriale attraverso culture e territori”.
Uno dei dettagli che più colpiscono è il laboratorio a vista: qui lo chef lavora gli impasti e tira i noodle davanti ai clienti, rendendo esplicito quel rapporto tra manualità e cucina che è tratto distintivo dell’intero progetto.

Il percorso gastronomico segue un ritmo preciso. Si inizia spesso con piatti freddi vegetali, fritture leggere e antipasti fragranti che preparano il palato ai sapori più intensi degli stufati e delle zuppe. Qui la manualità diventa protagonista: i mian tirati a mano danno vita a formati differenti, lavorati con una tecnica precisa e scenografica.
Oltre al già citato Pollo degli Uiguri con patate e peperoni, ci sono le paste “pulled”, gli spaghetti in brodo e le lunghe cotture che giocano con spezie e brodi complessi, in un equilibrio di profumi che rimandano alle influenze nomadi e persiane arrivate lungo la Via della Seta.

Altro capitolo fondamentale è l’agnello, vero perno gastronomico delle regioni nord‑occidentali. Qui lo si ritrova in tagli classici e nel quinto quarto, con cotture lente e profili aromatici decisi: cumino, pepe, erbe della Mongolia, note che si intrecciano con la naturale grassezza della carne e con accompagnamenti essenziali come aglio e sale.
Il valore de La Via della Seta è duplice. Da un lato c’è la specificità regionale, che si discosta dai codici più diffusi della cucina cantonese a Milano e apre una finestra autentica su territori meno rappresentati, con il loro corredo di spezie, brodi intensi, impasti lavorati a mano e un ruolo centrale dell’agnello.
Dall’altro c’è la manualità esibita, il gesto concreto che diventa racconto: noodle tirati a mano, ravioli preparati sul momento, impasti che prendono forma davanti al cliente e che trasformano il pasto in un’esperienza di scoperta.
Un ristorante che parla di viaggio, sì. Ma soprattutto un posto che fa venire voglia di ritornarci.


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