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Lifestyle

Whisky, Scotch e Bourbon: Storia e Differenze

Dalla Scozia agli USA, il whisky cambia nomi e gusti: aprire una bottiglia significa assaporare un pezzo di storia. Soprattutto nelle distillerie, come Wild Turkey che raccolgono una tradizione di oltre 150 anni

Tutti, più o meno, abbiamo una vaga idea di cosa sia il whisky (o whiskey, come dicono gli americani). Meno chiara, forse, è la differenza fra lo scotch, il distillato made in Scozia, e il bourbon, la sua versione statunitense. Probabile, poi, che nel vostro immaginario il whisky sia un distillato un po’ fuori luogo per una serata easy fra amici: meglio lasciarlo ai gentlemen di una volta, seduti in poltrona col sigaro in bocca. O, forse, nelle mani dei Peaky Blinders, i gangster di Birmingham che, sugli schermi di Netflix, hanno reso pop il whisky. Bene, se vi riconoscete in questa descrizione, allora siete capitati nel posto giusto perché stiamo per sfatare qualche falso mito sul whisky, un alcolico che con la sua iconica allure ha conquistato il mondo.

Whisky, Scotch e Bourbon Storia e Differenze

Partiamo con un po’ di storia. Le sue radici affondano nella fredda Scozia, un Paese in cui il buon bere è quasi una religione. È lì che, dal 1500, si inizia a distillare orzo maltato per riscaldarsi: inizia così la magia del whisky. Il prodotto è un orgoglio nazionale per la Scozia e deve perciò rispettare regole ferree per potersi chiamare “scotch whisky”. La distillazione riguarda esclusivamente acqua e orzo maltato, mentre la conservazione – per almeno tre anni e un giorno – avviene in vecchi barili di rovere. Ah, ovviamente, deve essere prodotto soltanto sul suolo scozzese.

Whisky, Scotch e Bourbon Storia e Differenze

Nel Settecento, il whisky attraversa l’Oceano Atlantico e sbarca negli Stati Uniti. Il clima e le colture diverse – segale e mais al posto dell’orzo – lo trasformano in una nuova versione, il bourbon. Oltre alla produzione tutta statunitense e alle diverse materie prime (deve contenere almeno il 51% di mais), l’altra grande differenza sta nell’invecchiamento in barili nuovi, carbonizzati all’interno per rendere il legno più poroso. Due strade alternative che, naturalmente, influiscono sulla natura degli alcolici: se lo scotch si orienta verso gusti secchi e decisi, il bourbon nasce nella patria della miscelazione e, con le sue note più dolci, è perfetto per un primo approccio con la grande famiglia del whisky.

Chi non ha dimestichezza con l’alcolico americano, infatti, potrebbe pensare a un sapore strong, anche troppo strong, simile a quello dello scotch. Niente di più sbagliato perché il bourbon, profumato e versatile, può diventare il protagonista di drink a bassa gradazione alcolica. È il caso del Whiskey sour, in cui il bourbon si unisce in un mix fresco e dissetante al limone, allo zucchero e all’albume. Insomma, la versione a stelle e strisce è l’anima più pop del distillato, quella capace di far dire «beh, però è buono!» anche a chi non avrebbe mai immaginato di sorseggiare un whiskey.

Whisky, Scotch e Bourbon Storia e Differenze

Il bourbon prende piede soprattutto nello stato del Kentucky, dove nascono alcune delle più importanti distillerie. Una tradizione che viene mandata avanti ancora oggi da brand come Wild Turkey. Fondata nel 1869, la distilleria si ispira ai concetti di “Bold, genuine, true” (Intenso, genuino, vero), una formula impressa anche sulle loro bottiglie. Wild Turkey, infatti, dà vita ai propri whiskey senza scendere a compromessi, seguendo l’eredità di oltre 150 anni: dalla maggior carica aromatica fino al massimo livello di bruciatura delle botti, tutto è pensato per ricreare un gusto deciso e autentico.

Whisky, Scotch e Bourbon Storia e Differenze

Jimmy ed Eddie Russel, master distiller di Wild Turkey

Se le bottiglie richiamano un pezzo di storia, non da meno sono i master distiller. Coi loro 105 anni d’esperienza, Jimmy ed Eddie Russell, padre e figlio, sono gli unici a conoscere i segreti del blending, l’arte con cui vengono miscelati i liquidi per ottenere un prodotto sempre uguale. Dagli Stati Uniti, il loro whiskey ha attraversato di nuovo l’Atlantico ed è finito sulle bottigliere dei migliori cocktail bar d’Italia. Come racconta il brand ambassador di Wild Turkey, Aldo Bruno Russo, se il consumo di scotch è in calo nel nostro Paese, al contrario il bourbon sta diventando sempre più importante fra i bartender d’Italia che ne apprezzano la versatilità per lanciare nuove creazioni alcoliche. Fra le tante etichette di Wild Turkey, il primo whisky creato da Eddie Russell è Wild Turkey Bourbon, il distillato perfetto per farvi bere il migliore Wild & Ginger (50 ml Wild Turkey Bourbon, due gocce di Angostura, Ginger Ale e zest di aranacia) della vostra vita, un cocktail avvolgente, fresco e speziato.

Whisky, Scotch e Bourbon Storia e Differenze

Aldo Bruno Russo, Brand Ambassador di Wild Turkey

I puristi old school apprezzeranno il Wild Turkey 101, un intenso blend di bourbon invecchiati da sei a otto anni: l’ideale per un classico come l’Old Fashioned (60 ml Wild Turkey 101, quattro gocce di angostura, una zolletta di zucchero più uno splash d’acqua e zest di arancia). Se, invece, preferite un Manhattan, l’iconico mix di whiskey, vermouth e angostura, allora meglio virare su Wild Turkey Rye (più secco e speziato perché – a differenza del bourbon – è composto da almeno il 51% di segale).

Il fascino del whiskey ha conquistato anche le star di Hollywood. Soprattutto chi, come Matthew McConaguey, ha deciso di essere più di un semplice cliente e di diventare direttore creativo di Wild Turkey. Il premio Oscar, però, non si è limitato soltanto ad associare la propria immagine al brand, ma è rimasto così affascinato dalla distilleria da voler sviluppare una propria etichetta. Dall’incontro tra la sua creatività e la maestria di Eddie Russell, è nato così Longbranch, un whiskey avvolgente, invecchiato per otto anni e dal sentore di vaniglia. Da bere liscio, in modo “intenso, genuino e vero”.