Sandì è un bistrot contemporaneo che trova casa in via Francesco Hayez, in quella zona di Milano che segna il confine tra Porta Venezia e Città Studi. Nato con l’idea di essere un punto di riferimento per il quartiere, si è presto ritagliato un’identità precisa: proporre una cucina costruita intorno al vegetale, seguendo il ritmo delle stagioni e dei mercati, ma senza rinunciare a inserire carne e pesce di qualità, selezionati con cura. Si rivolge a chiunque cerchi un’alternativa gastronomica di livello anche nel cuore della giornata, la sua anima si esprime infatti soprattutto a pranzo, e solo il venerdì sera si trasforma in un momento più intimo, pensato per un pubblico fedele e curioso.

L’ambiente riflette la stessa filosofia: sobrio, caldo e senza tempo. Lo spazio nasce all’interno di un edificio anni Cinquanta e conserva materiali e suggestioni dell’epoca. Pavimento in graniglia, pareti chiare e arredi vintage anni Settanta compongono un interno ordinato e luminoso, senza concessioni superflue. La scelta degli elementi d’arredo mescola tradizione milanese – radiche, pietre, tende – a tocchi contemporanei come acciaio e policarbonato, in un equilibrio che rimanda ai ristoranti classici di una volta, quelli che non avevano bisogno di rincorrere l’ultimo trend estetico.

In cucina c’è la mano di Laura Santosuosso, chef autodidatta di origini emiliane, che ha trasformato pasta fresca e verdure nei cardini della sua ricerca. Da Sandì i vegetali non sono solo contorno, ma protagonisti di piatti dalle combinazioni sorprendenti, come per esempio Rape di Chioggia cotte nel sale, Lattuga cotta sulla brace con salsa di prezzemolo, burro ai capperi, lemonquat cadito e finocchio marino, oppure Tarte di carote novelle e scalogni sfumati al Marsala. Accanto a queste creazioni trovano spazio ricette comfort che parlano di memoria familiare e rigore tecnico, come la Zuppa imperiale nel brodo di gallina.

Non manca anche una vena gioiosa e un po’ audace, che porta in carta piatti come Capasanta alla brace, zabaione, taccole e piselli, lardo e acetosa o Hacis Parmentier di pecora gigante bergamasca, cipolle e tartufo nero invernale, mentre alcune influenze asiatiche arricchiscono senza stravolgere, come nelle Tagliatelle con ragù di frattaglie di pollo e 5 spezie cinesi o nella Pannacotta al miso e sobacha. La proposta cambia di settimana in settimana, seguendo la disponibilità dei mercati locali e la creatività della chef.

In sala il compito di accogliere e guidare gli ospiti spetta a Danny Mollica, compagno della chef anche nella vita privata, che cura il servizio e la carta dei vini. La sua selezione si concentra su etichette naturali e produttori indipendenti, con un approccio inclusivo che si apre anche a chi cerca birre artigianali di qualità. Il tono del servizio è diretto e misurato, coerente con l’ambiente e con l’idea di un bistrot che non vuole impressionare con formalità, ma piuttosto accompagnare con autenticità.
Sandì è un progetto giovane – aperto solo da pochi mesi – ma ha subito conquistato l’attenzione della città grazie a una proposta che riesce a essere semplice e colta al tempo stesso. È un laboratorio in divenire, che non si chiude mai a nuove possibilità, e che ha deciso di crescere passo dopo passo, senza forzature. La scelta di limitarsi (per ora) al pranzo e alla sola apertura del venerdì sera ne è un esempio: un ritmo calibrato, che permette di mantenere qualità e coerenza.


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