Ottobre a Milano è il mese in cui si torna a cenare dentro: le terrazze chiudono una dopo l’altra, le carte cambiano passo con cotture più lunghe e sapori più pieni, e le aperture di settembre escono dal rodaggio. Il 7 ottobre, poi, la città ospita per la prima volta la cerimonia dei World’s 50 Best Bars, e per qualche giorno bartender da tutto il mondo cercheranno un tavolo anche a cena. Abbiamo scelto nove indirizzi che raccontano questa stagione, tra il debutto di Dior in via Montenapoleone, il pesce dei fratelli Capitaneo affacciato sul Duomo, la Malesia sul Naviglio Pavese e qualche insegna che Milano conosce già bene: ecco i ristoranti da provare ad ottobre a Milano!
MONSIEUR DIOR
Via Monte Napoleone 12

Nel cuore del Quadrilatero, dentro la nuova House of Dior di via Montenapoleone, Monsieur Dior ha aperto il 18 settembre ed è il primo ristorante della maison in Italia. Il progetto porta la firma di Enrico Bartolini, con Giuseppe Allegretta resident chef, e nasce dallo studio dell’archivio Dior e del ricettario di Christian Dior: una carta di dodici piatti fissi pensati come una collezione, affiancati da proposte del giorno. Il piatto da ordinare è il risotto Signature alle rape rosse, con salsa al gorgonzola. Gli interni sono di Peter Marino, nel ristorante c’è un dipinto di Francesco Clemente, e nelle giornate miti di ottobre il dehors nella corte interna, tra i giardini di Peter Wirtz, resta il posto migliore dove sedersi.
MaRe
Piazza del Duomo 21

Al quinto piano di piazza del Duomo 21, con le finestre a oblò rivolte verso la cattedrale, MaRe è il ristorante di pesce di Mario e Remo Capitaneo, i fratelli pugliesi già due stelle Michelin con Verso. Aperto a settembre, lavora su una carta costruita sulla disponibilità del mercato, tra crudi, pasta e griglia, con cotture essenziali. Da provare lo spaghettone alla chitarra con le vongole, oppure i tubetti di pasta fresca al cacciucco, con gli scampi crudi per cominciare. Boiserie in legno caldo, tavoli in marmo verde, poltroncine e divanetti in velluto dello stesso colore, e una terrazza su piazza del Duomo da godersi finché ottobre lo concede.
WAU
Via Cardinale Ascanio Sforza 65

Sul Naviglio Pavese, WAU ha acceso le luci a settembre con un’idea precisa di cucina malese, quella di casa, fatta di rempah, le paste di spezie preparate fresche ogni giorno, di cotture lente e di piatti che arrivano insieme al centro del tavolo secondo il servizio hidang. Dietro ci sono una madre e un figlio, Dato’ Freida Pilus e Fareed Hamzah, e in cucina l’executive chef Fairuz Zani Bin Ahamad. Con il primo freddo la scelta è il Kari Laksa, noodles in brodo di curry e cocco con frutti di mare e tofu, da alternare al Nasi Kerabu, il riso blu colorato con i fiori di butterfly pea e servito con melanzana grigliata e crema di cocco. Il nome del locale richiama il wau, l’aquilone tradizionale malese, e con lui un certo gusto per le cose fatte con pazienza.
SORELLE POMA
Via Nicola Antonio Porpora 154

A Lambrate, Sorelle Poma ha due anime: l’osteria con il bancone, aperta a luglio e senza prenotazione, e da settembre la trattoria da 24 coperti, solo su prenotazione. La portano avanti i fratelli Vladimiro e Caterina Poma, lui tra i fondatori di Silvano a NoLo, lei con quindici anni di sala e vini da Ratanà, con una proposta che parte dalle radici liguri della famiglia e incrocia la tradizione milanese. Il piatto per ottobre è la michetta con la cotoletta, da accompagnare con la panissa fritta alla vietnamita e con il coniglio alla ligure. Il progetto è dell’architetto Angelo Castucci, sopra il bancone brilla un neon di Patrick Tuttofuoco e nella sala della trattoria c’è un’opera di Gio Pastori.
TRIPPA
Via Giorgio Vasari 1

In Porta Romana, Trippa è dal 2015 la trattoria contemporanea di Diego Rossi e Pietro Caroli, con una carta che segue la spesa del giorno e attinge al quinto quarto e alle ricette di tutta Italia. Ad agosto Rossi ha tolto per qualche tempo il vitello tonnato e le tagliatelle burro e parmigiano, stanco dei clienti che venivano soprattutto per fotografarli: a ottobre si torna allora al piatto che dà il nome al locale, la trippa, presenza fissa in carta, seguita dal midollo alla brace. Tavoli in legno, tovagliette di carta, un Bib Gourmand Michelin e i Tre Gamberi del Gambero Rosso. Dall’autunno scorso il sabato e la domenica è chiuso: si cena dal lunedì al venerdì, e il venerdì anche a pranzo.
MISALE
Via Alfonso Lamarmora 38

In zona Porta Romana, Misale è il bistrot che Alessio Di Sarno ha aperto nella primavera del 2025 per raccontare la cucina regionale italiana con un’impronta napoletana dichiarata: ingredienti di stagione, vini di piccoli produttori italiani e stranieri, piatti che sanno di casa. La carta cambia spesso, e il piatto di punta resta il pane e ragù, fatto apposta per la scarpetta, da affiancare alle polpette al sugo. Con le prime sere fresche di ottobre è esattamente il tipo di cucina che si ha voglia di trovare, servita a pranzo e a cena, dal martedì al sabato, in un locale dall’atmosfera pop e informale, pensato per tornarci senza bisogno di un’occasione.
MOEBIUS SPERIMENTALE
Via Alfredo Cappellini 25

Tra la Stazione Centrale e Repubblica, dentro un ex magazzino tessile, Moebius tiene insieme bistrot, cocktail bar, dischi e musica dal vivo, e al piano superiore custodisce lo Sperimentale, la sala gastronomica di Enrico Croatti, una stella Michelin. Lo spazio è una teca di vetro sospesa progettata dallo studio Q-bic, con una dozzina di coperti, sei dei quali al bancone davanti alla cucina. Tra le proposte c’è un piatto che sa già di autunno milanese: gli agnolotti di ossobuco con zafferano e gremolada, serviti come portata extra accanto ai percorsi degustazione. A ottobre la visita vale doppio, perché il 7 la cerimonia dei World’s 50 Best Bars arriva a Milano e il cocktail bar di Moebius, settimo nella classifica 2025, è al piano di sotto per il dopocena.
ABBA
Via Varesina 177

Nel Certosa District, dentro un ex pennellificio di inizio Novecento, Abba è il ristorante con cui Fabio Abbattista, dopo circa dieci anni alla guida delle cucine dell’Albereta in Franciacorta, si è messo in proprio nell’agosto 2024, e che la Guida Michelin 2026 ha premiato con una stella. La cucina è di prodotto, costruita su pochi ingredienti di piccoli produttori, e il piatto che la racconta meglio è il lavarello con lenticchie nere e curcuma, da chiudere con il soufflé alla nocciola e gelato al burro salato. Lo spazio, firmato dall’architetto Giulio Marchesi, è un open space nordico ed essenziale di otto tavoli, con la cucina a vista senza barriere, luce naturale dalle grandi finestre e le ceramiche artigianali di Barbara Arcieri in tavola.
MIYAMA
Via Caldera 1

A San Siro, accanto allo Sheraton, Miyama cucina giapponese dal 2010 e nell’autunno 2025, per i quindici anni, ha cambiato volto con un restyling firmato da Naos Design che guarda al quartiere Ginza di Tokyo: travertino, rovere tinto scuro, metallo in finitura champagne e una veranda vetrata sul giardino giapponese. Lo guidano Cristina Hu e Daniele Zhang, sommelier, con lo chef giapponese Takashi Kido consulente per la nuova carta. Oltre a nigiri e uramaki, vale l’ordine l’Ebi Renkon Hasami Age, radice di loto farcita di gamberi e fritta, insieme agli involtini di branzino avvolti intorno a un gambero, cotti al vapore con verdure di stagione e salsa ponzu. In cantina, 130 etichette italiane accanto a sake e whisky.


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