Si tratta di una di quelle meraviglie nascoste di cui persino molti milanesi ignorano l’esistenza. Ma prima, facciamo un passo indietro: Arnaldo Pomodoro, nato nel 1926, è uno dei più grandi scultori contemporanei italiani, celebre in tutto il mondo per le sue sfere di bronzo dal fascino enigmatico, esposte nei luoghi più iconici del pianeta. Se vivete a Milano, avrete sicuramente visto il suo Grande Disco in Piazza Meda. Altre sue opere si possono ammirare al Museo del ‘900, al Museo Poldi Pezzoli, alle Gallerie d’Italia e persino al Cimitero Monumentale.
Per approfondire la sua arte, basta visitare la Fondazione Arnaldo Pomodoro, in zona Navigli, un luogo suggestivo ospitato in una tipica casa di ringhiera milanese. Qui è possibile immergersi nel mondo dell’artista, scoprendo il suo studio, osservando da vicino le sue tecniche e cimentandosi con la colata in gesso, un passaggio fondamentale nel suo processo creativo.

Ma torniamo al Labirinto, una parola che evoca enigmi da risolvere e viaggi interiori che attraversano epoche e culture. Entrare in un labirinto significa perdersi per poi ritrovarsi, esplorare l’ignoto e scoprire nuove prospettive. Dimenticate però i classici percorsi di siepi intricate delle fiabe: il Labirinto di Pomodoro è un universo sotterraneo, fatto di bronzo, metallo e fibre di vetro, un dedalo visionario che mescola mito e avanguardia. Nascosto nei sotterranei della sede di Fendi, in via Solari, questo straordinario spazio di 170 metri quadri è ispirato all’Epopea di Gilgamesh, il più antico poema della storia umana, e si snoda attraverso stanze segnate da incisioni, simboli arcaici e superfici ricoperte di segni misteriosi.

La visita dura circa 45 minuti, durante i quali il confine tra opera d’arte e spazio abitabile si dissolve, trasportando il visitatore in una dimensione sospesa nel tempo. Il Labirinto è scandito da segni e fratture, tratto distintivo dello stile di Pomodoro, che evocano il continuo processo di costruzione e decostruzione, tema centrale della sua ricerca artistica, e stimolano alla riflessione. Ogni elemento del percorso sembra raccontare una storia, intrecciando passato e futuro, civiltà scomparse e visioni contemporanee. Le incisioni sulle pareti portano significati nascosti, invitando il visitatore a completare l’opera con la propria percezione, non solo visiva, ma anche tattile e sensoriale. A completare l’esperienza, all’ingresso si trovano due costumi di scena realizzati da Pomodoro per il teatro, che sottolineano il legame profondo tra scultura, mito e narrazione, dimostrando ancora una volta la poliedricità di questo straordinario artista.

Se cercate un’esperienza immersiva e fuori dal comune, il Labirinto Arnaldo Pomodoro è una tappa imperdibile: un viaggio tra arte e mito, capace di lasciare un segno profondo in chi lo attraversa. Riuscirete a ritrovare l’uscita?
La vista è prenotabile sul sito della Fondazione Pomodoro.
Pictures: Fondazione Arnaldo Pomodoro


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