Nel Quadrilatero della Moda la tavola è diventata da tempo un capitolo del racconto delle maison, e Milano lo sa bene: Louis Vuitton ha scelto la famiglia Cerea, Palazzo Fendi ospita Langosteria Montenapoleone, e pranzare a pochi metri dalle vetrine è ormai un’abitudine del centro. Mancava Dior, è di Enrico Bartolini la firma del primo ristorante Dior in Italia.
Si chiama Monsieur Dior by Enrico Bartolini ha aperto le porte il 18 settembre, al civico 12 di via Monte Napoleone, un indirizzo pensato per accompagnare l’intera giornata, a pochi giorni dalla Milano Fashion Week. Dentro la nuova House of Dior, che riapre dopo quasi due anni di lavori: oltre 1.300 metri quadrati su tre livelli in un palazzo neoclassico, firmati dall’architetto Peter Marino con il paesaggista Peter Wirtz. Quella milanese è la settima House of Dior al mondo, dopo Parigi, New York, Beverly Hills, Pechino, Seul e Ginevra, e proprio a Parigi, al 30 di avenue Montaigne, il Monsieur Dior originale porta la firma di Yannick Alléno.
Non poteva che essere Enrico Bartolini ad aprire il primo ristorante Dior in Italia. Per lo chef, pluristellato e anima del Mudec, il progetto parte da un libro comprato quando era studente e custodito da allora: La Cuisine Cousu-Main, la raccolta delle ricette che Christian Dior, buongustaio appassionato, preparava per gli amici, pubblicata dalla maison nel 1972. Il filo passa anche da Montecatini Terme, dove Bartolini ha frequentato l’istituto alberghiero e dove Dior morì nel 1957. Prima di scrivere la carta, lo chef ha consultato gli archivi di avenue Montaigne, fra collezioni, materiali, tonalità e motivi, e racconta di aver lavorato “come uno stilista”.
La carta è volutamente corta, dodici piatti fra tre antipasti, tre primi, tre secondi e tre dessert, con tre proposte in più che cambiano periodicamente, e i nomi dichiarano senza timidezza la parentela con l’atelier. C’è il risotto che accompagna Bartolini da anni, il Risotto Signature con rape rosse e salsa al gorgonzola, ci sono gli Spaghetti J’Adior, una cacio e pepe, e l’Insalata Couture di erbe con astice e caviale, mentre fra i dolci il Soufflé Pied-de-poule, alla vaniglia con frutti tropicali, prende il nome dal motivo tessile più caro alla maison.
A cena c’è il percorso dello chef in cinque portate, proposto a tutto il tavolo, mentre a pranzo quattro specialità rendono il passo più leggero, dalla Salade Miss Dior di erbe e fiori agli spaghetti al pomodoro. Il pomeriggio è affidato a un’étagère di dieci preparazioni, cinque dolci e cinque salate, e la giornata si allunga fra colazione, aperitivo e cocktail bar.
Nel ristorante Dior di Milano la cucina è affidata al resident chef Giuseppe Allegretta, con Monica Biella general manager e Matteo Inzaina alla guida della sala. Lo spazio, disegnato anch’esso da Marino, gioca su parquet di Versailles e tonalità chiare, con un dipinto floreale di Francesco Clemente a dare il tono e la luce che arriva dal cortile interno, dove il dehors apparecchia i tavoli all’aperto nel cuore del palazzo.
Una cucina cucita a mano, come prometteva il titolo di quel libro, servita a pochi passi dagli abiti che ne hanno ispirato i nomi.


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