A Milano, dove mangiare bene è quasi una religione, trovare un posto che mescoli tradizione e innovazione senza risultare troppo banale non è affatto scontato. Ecco perché la Trattoria Burla Giò, a due passi dal Duomo, diventa subito uno dei locali più intriganti della città. Il ristorante aprì nel 1969 all’interno di un piccolo palazzo milanese, soprannominato “El Burla Giò” – espressione milanese che significa “cade giù” – perché dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale era rimasto in piedi a stento, apparendo sempre sul punto di crollare.
L’atmosfera è rustica e non troppo formale, con un tocco di modernità che ti fa sentire subito a casa e, allo stesso tempo, in un luogo un po’ speciale. I tavoli sono ben distanziati, l’ambiente è fresco e accogliente e l’aria che si respira è quella di un ristorante che vuole farti sentire a tuo agio.

La cucina è milanese, ma non solo: i piatti sono un mix di tradizione e creatività, con ingredienti freschi e di stagione, come i Paccheri ai tre pomodori mantecati al burro d’Oltralpe, con grana stagionato 24 mesi, melanzane e ricotta o l’Agnello con spuma di patate e liquirizia.

La Cotoletta alla milanese è un must che fa tornare alla mente le migliori tradizioni, e qui te la servono con un gratin di patate al parmigiano. A far parlare di sé ci sono anche altri grandi classici, come i Mondeghili alla milanese – a base di gorgonzola, zafferano e fondo di ossobuco -, il Risotto alla milanese con pistilli di zafferano e juice di vitello, il Riso al salto con zucca, luganega e taleggio e, ovviamente, sua maestà l’Ossobuco del Burla Giò, servito con taccole, carote e salsa di soia. Dulcis in fundo, la Meneghina della tradizione milanese con riduzione al San Marzano, i Cannoncini home made ripieni di crema al mascarpone e zafferano del pavese e la Tartelletta di frolla, con crema al cioccolato fondente, zafferano e peperoncino.

Insomma, da Burla Giò fanno sul serio: i piatti sono preparati con un’attenzione al dettaglio che fa onore alla vera cucina milanese ed ogni ingrediente è scelto con cura e racconta storie di Milano, di tradizione e di passione per il cibo. E anche se il nome fa sorridere, siamo ben lontani dalla “burla” quando si tratta di qualità.


Sabatini Firenze
Fuor D’Acqua



