C’era una volta un giardino in mezzo a tante colonne. Non è l’incipit di una favola, o forse sì: è la storia vera della Piazza di Portrait Milano, il grande cortile cinquecentesco dell’ex Seminario Arcivescovile che da dicembre 2022 è tornato a essere un passaggio vivo tra Corso Venezia e Via Sant’Andrea. Una litografia d’epoca la ritrae durante una cerimonia solenne, rigogliosa di palme, arbusti ornamentali e piante in vaso disposte attorno a zampilli d’acqua. Quel giardino perduto, custodito nella memoria della città, è il punto di partenza di “Arcipelago Botanico”, l’installazione site specific di Agostino Iacurci che abita la Piazza dal 2 luglio al 31 agosto 2026.

Curato da Valentina Ciarallo, già regista delle “Walking Figures” di Julian Opie nell’estate 2024, il progetto trasforma il quadrilatero delle colonne in un giardino reinventato: otto sculture monumentali, alberi impossibili e fiori araldici dai colori audaci e a contrasto, il fucsia con il verde, il viola con l’arancione, il mattone con il magenta. Isole botaniche che insieme diventano un arcipelago, in dialogo con il ritmo rinascimentale del porticato e con il verde vivo delle aiuole, dove crescono le canfore, le magnolie e le camelie del progetto botanico firmato nel 2022 dal paesaggista Vittorio Peretto.
Abbiamo raggiunto l’artista, tra i protagonisti più riconoscibili della scena italiana contemporanea, per farci raccontare come nasce un giardino dei sogni.
Tutto comincia da quell’immagine d’epoca. «È un processo molto intuitivo», ci racconta Iacurci. «Quell’immagine rappresenta una celebrazione. La piazza appare in un modo molto diverso da come la vediamo oggi: una sorta di grande giardino, con un’esplosione di piante tropicali, carrozze, tendoni e una grande fontana. Mi ha colpito soprattutto l’energia festosa delle piante».
Da quella suggestione l’artista non ha estratto una ricostruzione filologica, ma una visione. «Ho lavorato a partire da quella sensazione, unendola a una suggestione quasi metafisica che la piazza restituisce in certe ore del giorno. È tutto reinventato, naturalmente, però una delle mie sculture ha la forma di una fontana stilizzata, attorno alla quale si dispongono sette “inflorescenze” fuori misura».

La Piazza di Portrait Milano non è un museo. È un luogo che i milanesi attraversano per un aperitivo, un concerto, una scorciatoia nel cuore del Quadrilatero della moda. Un contesto che per Iacurci è tutto fuorché un limite. «È una condizione che mi interessa molto. Lo spazio pubblico introduce sempre un grado di imprevedibilità. L’opera non è protetta: deve saper guadagnarsi lo sguardo del passante, competere con i telefoni. La sua aura non è data dal cubo bianco; deve conquistarsi sul campo la propria credibilità».
Per riuscirci, l’artista lavora su più livelli di lettura. «Da una parte c’è un impatto immediato, legato alla scala, al colore, alla presenza fisica delle sculture: qualcosa che possa intercettare anche uno sguardo distratto. Dall’altra parte mi interessa che il lavoro possa aprirsi lentamente, attraverso incontri successivi. Chi passa ogni giorno può accorgersi di nuove relazioni tra le forme, la luce, l’architettura e i movimenti della piazza. Mi piace l’idea che possano diventare, per due mesi, una presenza familiare e, allo stesso tempo, enigmatica».
A fine agosto l’arcipelago salperà. Chiediamo all’artista, abituato a murales che segnano le città per anni, se in un’opera che vive il tempo di una stagione ci sia più malinconia o più libertà. «In fondo ogni opera è temporanea, cambia solo la scala del tempo. Anche i murales sono molto più fragili e deteriorabili di quanto sembri. Nella breve durata c’è sicuramente qualcosa di liberatorio: un lavoro monumentale che appare nella notte e scompare alla fine dell’estate può avere la potenza di un miraggio, o di un amore estivo».
Con una consolazione per chi se ne innamorerà davvero: «La transitorietà dell’installazione non esclude una dimensione più ampia. Le sculture potranno essere ripresentate in altre mostre o entrare a far parte di collezioni pubbliche o private».

“Arcipelago Botanico” è il cuore di “Portraits of an Italian Summer”, il palinsesto estivo con cui Portrait Milano trasforma la Piazza in un salotto a cielo aperto, a ingresso libero. Ogni venerdì e sabato sera la musica dal vivo di Rumore, il 20 luglio un concerto pianistico in collaborazione con Steinway & Sons, e poi la Longevity Night con The Longevity Spa, il flower corner olfattivo di Zielinski & Rozen, l’edicola d’autore firmata Grazia. Al 10_11, tutti i giorni dalle 18 alle 21, il rito più milanese della stagione si concede una variazione siciliana: granita e champagne sotto il porticato, mentre nel weekend la colazione con vista sull’arcipelago apre le giornate.
Fino al 31 agosto, il giardino ritrovato è lì: basta varcare il portale barocco di Corso Venezia 11 e lasciarsi abbracciare dalle stesse colonne che videro fiorire il primo. Questa volta i fiori sono impossibili, giganti e coloratissimi. Ed è esattamente per questo che sembrano veri.


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