Accade, a volte, che dei percorsi diversi nella ristorazione milanese si incrocino e diano vita a qualcosa di unico: una piccola enoteca dove le fermentazioni coreane dialogano con i vini naturali, senza il minimo tentativo di conformarsi.

Kiwon sorge in Via Macedonio Melloni 35, a ridosso di Dateo. Dietro il progetto ci sono tre soci con profili consolidati nella ristorazione milanese. Emanuele Romanelli fondatore di Temp, l’enoteca di i vini naturali in zona Porta Vittoria. Haneul Ko, detto Cielo, gestisce le cucine di Ginmi, il ristorante coreano di Milano. E infine Carmine Colucci ha costruito la sua esperienza presso Sala del Vino. Tre percorsi diversi, uniti da un unico principio: costruire un progetto che unisce cucina coreana casalinga, fermentazioni e una proposta beverage costruita sul vino.

Lo spazio si divide in due ambienti complementari: uno più piccolo, pensato per chi arriva solo per bere un bicchiere, l’altro più capiente, con bancone e tavoli per cenare. È qui che emerge la vera natura di Kiwon: un’enoteca che fa cucina coreana contemporanea.
Il menu è volontariamente limitato, circa otto piatti, che cambiano di frequente secondo la stagionalità e l’intuito della cucina. Le fermentazioni sono il vero cuore: non solo il kimchi nella sua forma classica, ma una pratica di conservazione e trasformazione che attraversa l’intera proposta. I dettagli della carta rivelano una mano che conosce il linguaggio coreano: c’è la cura degli ingredienti, il controllo della fiamma, il rispetto del tempo e degli ingredienti.
E poi il vino. La lista ruota intorno a etichette di produttori europei naturali. Bottiglie capaci di dialogare con la complessità e la fermezza dei sapori coreani, non semplicemente di coesistere.


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