Il volto stilizzato sull’insegna di Shiro Poporoya non lascia adito a dubbi: è quello (iconico e riconoscibilissimo) di Shiro, al secolo Minoru Hirazawa, fondatore di Poporoya, uno dei primi locali milanesi di sushi, che il maestro giapponese gestisce dal 1977 e ha rilevato come unico proprietario nel 1989. Da sempre punto di riferimento per gli amanti della cucina giapponese a Milano, Poporoya, che è anche gastronomia, ha l’unico difetto (che per certi versi è anche paradossalmente il suo punto forte…de gustibus) di essere minuscolo, stracolmo di tavoli, oggetti tradizionali, persone, brulicante e rumoroso, proprio come una autentica izakaya nipponica. Ma per assecondare i gusti di tutti, anche quelli di chi preferisce un ambiente un minimo più formale, e riuscire ad ampliare lo spazio riservato alla clientela, dal 2007, sempre in via Eustachi, solo sul marciapiede di fronte, ha aperto Shiro Poporoya. Guidato dallo chef Ikeda Osamu e da Mami, figlia di Shiro, il locale si impegna a portare avanti i principi e l’eccellenza delle materie prime che hanno fatto grande Poporoya, tanto da aver ricevuto, tra gli altri, il Premio Speciale I Maestri del Sushi dal Gambero Rosso.

L’atmosfera, all’interno del locale, resta ovviamente ispirata al Paese del Sol Levante, con linee pulite ed essenziale, utilizzo di materiali naturali tradizionali come il legno, boiserie, un caratteristico soffitto a cassettoni e una carta da parati con tipiche scene bucoliche. Anche i colori, tenui e minimalisti, giocano con le rilassanti sfumature del verde e beige, contribuendo a creare un ambiente piacevole e rilassante. E chi ama mangiare osservando da vicino i sushiman al lavoro, può accomodarsi nel classico bancone in legno di rovere.

L’offerta gastronomica è giustamente più ampia e articolata di quella del locale originale, incentrata soprattutto su sushi, chirashi e sashimi, che restano sicuramente i piatti forti, ma qui si alternano con preparazioni giapponesi tradizionali, anche meno conosciute. Sia che si tratti di pietanze a base di pesce sia a base di carne, sia in versione veg, la freschezza degli ingredienti è l’elemento distintivo che caratterizza ogni portata.

Qualche esempio? Gli udon (spaghetti di grano in brodo o conditi con carne, pesce o verdure) i famosi takoyaki, visti in tanti manga, ovvero polpette di polpo in pastella, l’altrettanto amato okonomiyaki, diversi tipi di tempura, ma anche un wagyu della massima qualità, e lo shabu shabu (carne e verdure servite crude che vengono cotte al tavolo dai commensali in un brodo in comune) e il merluzzo marinato con miso alla griglia. Il ristorante è aperto anche a pranzo, con un’ampia scelta di menù lunch che comprendono anche gelato al tè verde o sesamo nero o caffè.


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