Partiamo da dove tutto è cominciato: Shiro Poporoya, a Milano da quasi cinquant’anni, è il primo indirizzo ad aver portato la cucina giapponese tra le vie meneghine, e ancora oggi conserva l’aria di un sushi-ya come se ne trovano in Giappone. Shiro, a Milano, dal 1977, gestiva un negozio di alimentari giapponesi in via Eustachi, che rilevava come unico proprietario nel 1989, trasformandolo in quella tavola calda affollata che ha insegnato ai milanesi il sushi vero e il chirashi, parole allora sconosciute alla città. Da dicembre 2025 la storica bottega, che per decenni ha convissuto con il ristorante più raccolto aperto nel 2007 sul marciapiede di fronte, attraversa letteralmente la strada e si riunisce sotto lo stesso tetto al civico 20: qui, oggi, la vocazione da negozio di specialità alimentari giapponesi convive con quella di sala da pranzo, ciascuna con i propri orari e i propri riti.

L’atmosfera, all’interno del locale, resta ovviamente ispirata al Paese del Sol Levante, con linee pulite ed essenziale, utilizzo di materiali naturali tradizionali come il legno, boiserie, un caratteristico soffitto a cassettoni e una carta da parati con tipiche scene bucoliche. Anche i colori, tenui e minimalisti, giocano con le rilassanti sfumature del verde e beige, contribuendo a creare un ambiente piacevole e rilassante. E chi ama mangiare osservando da vicino i sushiman al lavoro, può accomodarsi nel classico bancone in legno di rovere.

L’offerta gastronomica è giustamente più ampia e articolata di quella del locale originale, incentrata soprattutto su sushi, chirashi e sashimi, che restano sicuramente i piatti forti, ma qui si alternano con preparazioni giapponesi tradizionali, anche meno conosciute. Sia che si tratti di pietanze a base di pesce sia a base di carne, sia in versione veg, la freschezza degli ingredienti è l’elemento distintivo che caratterizza ogni portata.

Qualche esempio? Gli udon (spaghetti di grano in brodo o conditi con carne, pesce o verdure) i famosi takoyaki, visti in tanti manga, ovvero polpette di polpo in pastella, l’altrettanto amato okonomiyaki, diversi tipi di tempura, ma anche un wagyu della massima qualità, e lo shabu shabu (carne e verdure servite crude che vengono cotte al tavolo dai commensali in un brodo in comune) e il merluzzo marinato con miso alla griglia. Il ristorante è aperto anche a pranzo, con un’ampia scelta di menù lunch che comprendono anche gelato al tè verde o sesamo nero o caffè.


Gli Eventi da non Perdere alla Design Week 2026
Design Week 2026: le installazioni da non perdere



