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Cocktail Bar

Dandelion

Vale la pena scervellarsi con qualche giochino enigmistico per scoprire l'indirizzo di questo secret bar, dove provare cocktail sperimentali e di ricerca, unici nell'estetica come nel gusto

Questo locale, situato in zona… ah no, non ve lo posso dire. Del resto non vorrei mai rovinarvi il divertimento: per ricevere il link al sito di prenotazione di Dandelion, infatti, dovrete risolvere un rebus e una volta prenotato, vi arriverà l’indirizzo segreto. In alternativa, sui social del locale, potete trovare luoghi di Milano in cui, a sorpresa, spuntano gli appositi tag Nfc. Ma non è finita qui: in qualunque modo abbiate  ottenuto l’indirizzo, vi troverete in una taqueria apparentemente anonima dove, per entrare, dovrete comunicare una parola d’ordine. No, la parola non è Fidelio, ma qui comincerete a sentirvi un po’ in un film di Kubrick. A questo punto si aprirà una porta, che  fino a quel momento non esisteva (almeno, questa è la sensazione) e sarete finalmente ammessi da Dandelion.

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Vi troverete in uno speakeasy in versione milanese contemporanea, dimenticatevi le suggestioni da Chicago anni ‘20. L’estetica, declinata in una palette che va dal grigio, al verde, al rosa, è post industrial ma molto cozy, grazie ad alcuni dettagli come il grande camino e le candele accese qua e là. Protagonista, ovviamente, è il bancone: minimal ma sinuoso, attorniato da alcuni sgabelli (e questa, a meno che non vogliate passare una serata romantica e defilarvi in un angolo, è indubbiamente la postazione più interessante), sovrastato da una scenografica bottigliera retroilluminata e rischiarato da lampade di design. Poi, volendo, passando attraverso una specie di tunnel illuminato a neon, si scende nella saletta inferiore, privatizzabile per eventi e pensata per i fumatori.

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Poteva esserci una drink list “normale” viste le premesse? No: infatti i nomi dei cocktail sono costituiti da domande, tipo: “E se poi ti piacesse?”, e gli ingredienti inizialmente non vengono riportati perché l’intenzione è quella di lasciare che la scelta sia guidata solo dalle sensazioni. Detto questo, i ragazzi dietro al bancone sono piu che disponibili a raccontarvi i cocktail, in caso abbiate allergie, idiosincrasie o semplicemente non amiate le sorprese. Per chi volesse restare sul “tradizionale” (si fa per dire) c’è anche una drink list permanente dedicata ai grandi classici della miscelazione, reinterpretati con una selezione di spirits pregiati e, volendo, in carta si trova anche un vino, scelto coerentemente con la filosofia del posto. La carta cambia stagionalmente, ma soprattutto viene plasmata a seconda del gradimento: l’ascolto e la connessione con il cliente, infatti, qui da Dandelion sono fondamentali. Idee, suggerimenti e critiche costruttive sono sempre ben accette, tanto che ogni mese i due cocktail che hanno ottenuto meno consenso vengono sostituiti da altrettante nuove proposte, realizzate proprio grazie al fondamentale apporto degli ospiti.

La cosa migliore che possa capitarvi, come dicevamo, è un posto al bancone, in modo che possiate godervi le performance e la professionalità dei bartender Alessandro e Jurii, aiutati dal giovane Christian: preparatissimi e appassionati, tanto che, anche mentre preparano il vostro cocktail con estrema precisione e cura del dettaglio, non smettono mai di pensare a nuove miscele e sperimentare nuove combinazioni sensoriali. La mia personale impressione, nonostante l’estrema ricerca e la predilezione per ingredienti inusuali, di nicchia e provenienti da tutte le parti del mondo, l’utilizzo di strumenti quasi alchemici e di tecniche complesse come la fermentazione, l’estrazione o l’infusione, è che alla fine non si beva nulla di eccessivamente border line. Tutti i cocktai assaggiati si sono rivelati estremante piacevoli, prima all’occhio, poi all’olfatto e infine al gusto, con ogni ingrediente perfettamente esaltato e distinguibile.

Guardare questi ragazzi al lavoro è un po’ come osservare un artista nel suo atelier: spennellano, tingono, miscelano, ma soprattutto, scolpiscono. Si, perché per rendere i loro cocktail ancora più unici e distintivi, si sono di recente specializzati nell’ice carving, una tecnica di scultura del ghiaccio nata in Giappone, che si è poi velocemente diffusa nel mondo della mixology internazionale. Del resto, pensateci: il blocco di ghiaccio presente nel nostro cocktail non è un mero elemento estetico, né ha il solo scopo di raffreddare, come siamo portati a pensare: la sua dimensione e la sua forma possono influenzare ed esaltare l’esperienza gustativa.

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Per questo, qui da Dandelion, alcuni cocktail vengono serviti con un cubo di ghiaccio inciso a mano in cui è stato inserito del colorante da pasticceria, come in “È la prima impressione che conta’”, miscelazione a base di cognac e rum alla carota, shrub di carota cbt e aceto di calamansi, umami di peperoncino dolce e super lemon juice. Suona già un capolavoro così, ma la chicca finale è costituita dal cubo di ghiaccio che riproduce nientepopodimeno che il quadro Impression, soleil levant di Monet. Ve lo dicevo che erano artisti…

Mentre sorseggiavo il mio cocktail, piacevolmente deliziata dai fumi dell’alcol e dall’ambiente ovattato e vagamente straniante, mi sono soffermata a pensare al nome del locale. Dandelion in inglese è il tarassaco, o dente di leone, una pianta dalle tante proprietà e dai tanti significati simbolici, quasi magici. Chi da piccolo non ha svuotato i polmoni sul suo soffione, spargendone in aria i semi con stupore e meraviglia? Penso ai piccoli semi del tarassaco che si staccano dallo loro comfort zone e iniziano il loro viaggio per il mondo, alla scoperta di nuove opportunità, liberi di vivere e sperimentare: una metafora perfettamente calzante con la filosofia che sta dietro a Dandelion.

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