Ci sono stagioni in cui la ristorazione milanese insegue il concetto, e altre in cui torna a cercare il piatto che si riconosce al primo sguardo, quello che non chiede spiegazioni né menu da decifrare: oggi, anche fra chi arriva dal fine dining, la trattoria è tornata la forma più desiderata, a patto di ripulirla dalla nostalgia di maniera e di rimettere al centro la mano di chi cucina. È dentro questo movimento che si colloca una delle aperture più commentate dell’estate, che con la ripresa di settembre lascia alle spalle il rodaggio e affronta la sua prima stagione piena. Ecco che arriva Trattoria Tina, in zona Porta Romana.

In via Altaguardia 16, nel quartiere di Porta Romana, Trattoria Tina ha acceso le luci il 31 luglio, scegliendo di proposito il mese più lento dell’anno per prendere le misure a sala e cucina e arrivare pronta a settembre, quando la città torna a riempirsi. Dietro l’insegna c’è Arianna Consiglio, chef catanese trentenne con un percorso nell’alta ristorazione e un passato nella brigata di Contraste, il ristorante stellato di Matias Perdomo e Simon Press, che della nuova casa sono soci. Un sodalizio costruito sulla fiducia, in cui i due chef hanno scelto di restare un passo indietro e lasciare a lei piena libertà sulla cucina, così che Tina porti la firma di chi sta ai fornelli, senza derivazioni dal fine dining dei soci.
Il nome racconta già molto: Tina è il diminutivo domestico di Agatina, e quindi di Agata, la patrona di Catania che per generazioni ha dato il nome a nonne e zie siciliane. Nessuna persona reale dietro l’insegna, piuttosto una figura di famiglia che accoglie e mette a tavola, e che diventa il filo di tutto il progetto: una cucina italiana di tradizione, leggibile al primo colpo, che attraversa le regioni seguendo la biografia della chef, dalla Sicilia alle cucine del Nord in cui si è formata.
La carta d’esordio di Trattoria Tina segue uno schema rigoroso, quattro proposte per ogni capitolo dagli antipasti ai dolci, calibrato su una cucina in cui lavorano soltanto due persone. Fra gli antipasti compaiono vitello tonnato, caponata di melanzane, uova in salsa verde e battuta di Fassona alla tartara; fra i primi le tagliatelle al ragù, i ravioli di erbette con burro e salvia e le linguine alle vongole, accanto allo Spaghetto al pomodoro, il piatto su cui la chef punta di più. Nei secondi la mano si fa più decisa, con le animelle di vitello con burro, salvia e patate arrosto, l’arrosto di manzo all’inglese con rucola, senape e miele e un’insalata di trippa con sedano, limone e prezzemolo. A chiudere arrivano dolci di casa come la torta caprese, il tiramisù e il gelo di cannella, classico siciliano al cucchiaio dal profumo di spezia.


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