Anaconda è un picco scrigno segreto che sfugge alle regole del tempo e delle mode: non lo si nota subito, nascosto com’è in una piccola via silenziosa a pochi passi dalla Statale e dal Duomo, e forse è proprio questo a determinare il suo fascino. Non aspettatevi infatti una classica gioielleria con vetrine scintillanti e luci fredde, perché qui tutto parla un linguaggio più intimo: quello della materia, dell’arte e dell’emozione. Anaconda nasce nel 1980 dalla visione di Monica Rossi, orafa-artista che ha fatto dell’imperfezione una forma di bellezza autentica. Le sue creazioni – anelli, collier, bracciali, orecchini – sembrano oggetti antichi riemersi da civiltà perdute o da sogni remoti, grazie a un’estetica che fonde l’organico con il tribale, il settecentesco con il minimalismo, sempre con un tocco personale e inconfondibile.

Ogni gioiello è un pezzo unico, spesso realizzato su commissione, come il celebre anello Poema, una larga fascia in oro da incidere con parole, versi o pensieri: una dichiarazione da indossare, letteralmente. Lontanissima dalla produzione seriale, Monica lavora con pietre dure, oro giallo, rosa, bianco, ma soprattutto con le emozioni: quelle che sembrano raccontare storie, vissuti, attese. Tutto è pensato per creare una relazione indelebile tra chi li crea e chi li indossa.

I gioielli di Monica Rossi risplendono di una bellezza autentica e senza tempo, capace di conquistare anche il panorama internazionale: sono infatti presenti presso prestigiosi retailer, come Barneys a New York. Chi cerca gioielli fuori dagli schemi, unici, materici, intensamente espressivi, trova in Anaconda un brand capace di trasformare ogni pezzo in un racconto intimo.

Nel 2016 Anaconda si è espanso, senza però snaturarsi: ha aperto uno spazio accanto alla sede storica, dove trovano posto accessori, abiti, oggetti tessili e d’arredo: una selezione raffinata, fatta con lo stesso spirito libero e poetico che caratterizza ogni creazione del brand.


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