Cucina Franca, nella vivace via Friuli, non lontano da Porta Romana. si propone come un luogo di sperimentazione culinaria che unisce diverse influenze gastronomiche e diverse culture, frutto dei viaggi e delle esperienze di vita di Facundo Castellani e Gianluca Santamato. Il primo, chef argentino con radici italiane, si è formato in Messico, Francia e Spagna, mentre il secondo, che si occupa della sala, ha lavorato in contesti di ristorazione di alto livello sia in Italia sia all’estero. Nonostante sia aperto solo da qualche mese, Cucina Franca, che conta una ventina di coperti, è diventato subito popolare, grazie alla sua atmosfera accogliente e il suo design minimalista, con una cucina a vista e un piacevole dehor su via Friuli.

Cucina Franca, che già nel nome esprime il suo manifesto culinario, si distingue per la sua filosofia di cibo informale e accessibile e si sforza di mantenere l’impegno verso qualità e sostenibilità, pur senza enfatizzare troppo certi snobbismi tipici di un certo tipo di ristorazione milanese contemporanea. Il menu è eclettico, con solo dieci piatti, senza distinzione tra antipasti, primi o secondi, che cambiano frequentemente per riflettere la stagionalità e le influenze dei produttori locali ed è definito da una forte presenza di vegetali, erbe e ingredienti freschi, con un uso limitato di carne e un paio di proposte di pesce.

I piatti, pensati per essere condivisi, sono caratterizzati da sapori intensi, decisamente “franchi”, abbinamenti audaci, consistenze inedite e variegate. Per chi ama le sorprese, c’è il menù Francamente, un viaggio intorno al mondo che cambia in base alle stagioni, alle novità del giorno, e…all’estro dello chef. Tra le proposte à la carte, che comunque non sempre si rivelano come sembrano, (sennò dove sta il divertimento?), si trovano piatti dai nomi fantasiosi, ma dal carattere concreto a autentico, come “Era un gua bao, ma senza bao” (Pollo fritto piccante e agrodolce) o “Pesce alla Megan Moore” (Chinotto di Savona bruciato-pesce asado-Cicerchia di Serra de’ Conti) o “Pacheco e Botticelli, terzini pazzeschi” (Zucca moscata di Paceco-sesamo-alghe-stracciatella).

La selezione di vini è altrettanto curata, con un focus su quelli naturali e biologici, presentati in una carta snella ma ben pensata. Cucina Franca rappresenta un nuovo punto di riferimento gastronomico in città, in cui provare una cucina di contaminazione e condivisione, in un contesto rilassato, lontano da eccessivi manierismi.
Foto Cover: Maurizo Marassi


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