In via Piero della Francesca a Milano, un’intera costellazione di indirizzi ha cambiato volto e anima grazie alla visione di Giuseppe Scalise. Imprenditore appassionato di bellezza, arte, ristorazione e vino, ha saputo unire l’estetica all’esperienza, trasformando locali in landmark del lifestyle milanese. Lo abbiamo incontrato davanti a un caffè per una piacevole chiacchierata.
Quali sono i locali firmati Scalise in zona Piero della Francesca?
È una zona che sento profondamente mia, quasi come un’estensione del mio modo di vedere l’ospitalità. Oggi firmo diversi locali in via Piero della Francesca, ognuno con una personalità ben definita ma accomunati da una stessa visione: offrire esperienze di alta qualità, autentiche, curate e mai scontate. C’è La Bullona, che considero il cuore estetico ed enogastronomico del nostro gruppo. È il luogo dove arte, architettura e cucina si fondono in un equilibrio perfetto. Poi c’è Chatulle, che a breve si presenterà in una veste completamente nuova, ispirata alle brasserie francesi: un ambiente elegante, accogliente, con musica dal vivo e un’energia tutta sua. Il Gattopardo è un’esperienza a sé: una chiesa sconsacrata che abbiamo trasformato in un club scenografico, con un lampadario di 65.000 cristalli e l’altare diventato consolle DJ. L’Affinatore è il più raccolto, pensato per chi cerca una cucina raffinata e una carta dei vini costruita con attenzione maniacale. Infine, Trattoria Lazzati, un omaggio alla cucina milanese più autentica, riletta con rispetto e gusto raffinato e contemporaneo. Ogni locale è un racconto diverso, ma tutti parlano la stessa lingua: quella di un’ospitalità immersiva, raffinata e coerente.

La Bullona
La Bullona è considerata tra i ristoranti e locali più cool di Milano, com’è nato questo progetto?
È iniziato tutto da un’emozione. Ho sempre avuto una forte attrazione per gli immobili da ristrutturare, e quando ho visto quello spazio—una ex stazione ferroviaria del 1929 in disuso—me ne sono innamorato. C’era un vincolo monumentale, quindi non è stato affatto semplice, ma ho creduto fin da subito nel suo potenziale: abbiamo lavorato per 8 anni sotto la guida della Soprintendenza archeologica. L’interior designer Kate Axelsson ha poi curato ogni minimo dettaglio dell’arredamento: da un lato, uno stile liberty minimale, materiali non invasivi e opere d’arte straordinarie firmate da artisti come D’Agostino e Arcangelo Sassolino, e dall’altro, un’anima più moderna, con vetrate e opere di artisti del calibro di Arnaldo Pomodoro, Lucio Fontana e Enrico Castellani. La Bullona oggi è un luogo in cui architettura, arte, gastronomia e vino convivono in perfetto equilibrio. E di sera, si trasforma in un elegante salotto musicale, tra luci soffuse e vibrazioni musicali.

La Bullona
Qual è il target ideale dei suoi locali?
Clienti che, come me, amano la bellezza. Persone sensibili all’arte, alla qualità del cibo e alla selezione di vini di pregio. Il nostro pubblico non cerca solo un luogo dove cenare, ma un’esperienza completa, che stimoli tutti i sensi. L’estetica è importante, ma non è mai fine a sé stessa: è al servizio dell’atmosfera.
Parliamo di riconoscimenti: qual è il traguardo più significativo?
Ne abbiamo molti ma il più recente è che abbiamo ottenuto il premio come Migliore carta degli Champagne al Mondo e Migliore carta dei vini d’Europa. È un risultato che parla da sé: 600 etichette di champagne, 5.000 etichette di vino e oltre 120.000 bottiglie. È una cantina viva, in continua evoluzione, costruita giorno dopo giorno con una ricerca maniacale mia e del mio staff.
La più grande soddisfazione della sua carriera?
Sempre la prossima. Non guardo mai indietro. Ogni locale aperto è stato una sfida, ma non mi fermo mai al risultato raggiunto. La pianificazione è tutto, e per me è fondamentale costruire il futuro con visione. Fare impresa in Italia non è facile, lo sappiamo, ma sono profondamente grato al mio Paese e sento la responsabilità di contribuire a valorizzarlo.
Che consiglio darebbe a un giovane che sogna di intraprendere una strada imprenditoriale come la sua?
Non basta la passione: serve attitudine, senso di responsabilità, metodo e capacità di pianificare nel lungo periodo. Bisogna conoscere il pubblico, studiare i dettagli, e non avere paura di fare scelte difficili. La differenza sta tutta nella visione.

Trattoria Lazzati
Ha mai commesso errori di cui si è pentito?
No, mai. Ogni errore è stato una lezione. Non credo nei rimpianti, credo nella progettualità. Il passato non si cambia, ma il futuro si costruisce con determinazione, pianificazione e visione concreta.
Cosa possiamo aspettarci nei prossimi mesi? Qualche prossima apertura o novità che ci può svelare?
Non posso dire nulla, però a settembre 2025 riaprirà Chatulle, completamente rinnovato. Sarà una brasserie francese elegante, con prodotti di altissima qualità e un’atmosfera musicale intima con il pianoforte dal vivo. Vogliamo portare a Milano un concetto che unisca convivialità, fine dining e intrattenimento. Un luogo dove fermarsi anche solo per un aperitivo e ritrovarsi, ore dopo, ancora lì—con un calice di champagne in mano e un sorriso sulle labbra.


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