C’è una generazione di chef che dopo le esperienze nelle grandi cucine internazionali sceglie di tornare a casa, portando con sé una cassetta degli attrezzi più larga. Il Lago di Como, a lungo identificato con una ristorazione rassicurante e di paesaggio, sta vivendo questa trasformazione in modo netto: il fine dining sul Lario, oggi, prova a misurarsi con i linguaggi della cucina contemporanea, senza rinunciare al pesce di lago e alle materie del territorio. È in questo movimento che si inserisce ROTEO, il ristorante dell’hotel MUSA Lago di Como a Sala Comacina, che presenta i suoi nuovi menu degustazione.

I percorsi si chiamano “GATE R04” e “GATE R07” e nascono dalla visione condivisa di Robert Moretti e Matteo Corridori, executive chef del ristorante e amici di lunga data, cresciuti professionalmente tra il Lago di Como e alcune cucine internazionali di prestigio, da Londra a Dubai fino all’Asia. Il nome del locale nasce dalla crasi dei loro due nomi e diventa il manifesto della filosofia di ROTEO: la dualità come metodo, l’incontro di visioni differenti ma complementari. I due nuovi menu raccontano questa idea: GATE R04 si sviluppa in quattro portate, GATE R07 in sette, disponibile esclusivamente nel servizio serale.

l filo conduttore è il viaggio. Ogni portata viene presentata come una partenza, ogni piatto come una destinazione che attraversa sapori, ricordi ed esperienze raccolte negli anni dai due chef. La cucina di ROTEO lavora per stratificazione: una base tecnica salda, le memorie della tradizione italiana e le contaminazioni asiatiche che restituiscono profondità aromatica senza sovrastare la materia. Anche il menu à la carte segue questa stessa grammatica, sviluppando un racconto fatto di ingredienti e suggestioni che si muovono dentro e fuori dai confini nazionali.
Spiedo
Tra i piatti simbolo dei nuovi percorsi spicca “Spiedo”, la sintesi più evidente del metodo: collo di maiale cotto a bassa temperatura, pancetta e gambero glassati con salsa al pomodoro verde, soia e fondo carne, accanto a un ketchup di susine latto-fermentate, wasabi e senape che tendono la parte aromatica. A completare il piatto, un sandwich di melanzana con mousse di gambero e green curry, accompagnato da un gazpacho chiarificato di pomodoro verde.
Ostrica e Rosa di Gorizia
Lo stesso ragionamento ritorna in “Ostrica e Rosa di Gorizia”, dove l’ostrica cruda viene tagliata in tre parti per una degustazione più equilibrata, accostata a una salsa di mandorla che dona rotondità e al lime usato nella scorza e nella polpa. La Rosa di Gorizia in agrodolce introduce la nota vegetale e amaricante, mentre il lime nero grattugiato al momento chiude con un profilo aromatico più profondo. Il “Calamaro”, invece, gioca su acidità e profondità: cottura a bassa temperatura, glassatura con salsa al green curry e nero di seppia, crema di tamarindo, alghe dulse e kombu, e un gel di limone fermentato per due anni che riallinea tutto in chiusura.

Accanto a queste portate, i menu propongono due classici di lago riletti con la stessa logica: la “Trota”, servita in due tempi che restituiscono altrettante interpretazioni della trota salmonata, e il “Luccioperca” alla Wellington, che porta dentro la cucina di ROTEO un riferimento britannico di scuola classica. La sala, affacciata sul Lario, accompagna il percorso con un ambiente raccolto e una luce misurata che asseconda il ritmo delle portate.
Allacciate le cinture, da ROTEO il volo parte dalle rive del Lario e atterra ogni volta in un posto diverso.


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