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Interviste

Una giovane milanese in prima linea per aiutare i malati inguaribili

Intervista a Maddalena Floriani: quando aiutare il prossimo è una questione di famiglia

Maddalena Floriani, classe ’90, per gli amici “Bambi”, si laurea a pieni voti in Filosofia presso l’Università degli studi di Milano nel giugno 2014. Dopo un Master in International Healthcare Management alla SDA Bocconi e diversi anni dedicati al volontariato, decide di indirizzare la sua carriera al supporto dei malati inguaribili e, perciò, alle Cure Palliative. Segue il progetto “Migliorare il percorso del paziente oncologico inguaribile in Istituto Clinico Humanitas” per poi dedicarsi al 100% alla Fondazione Floriani, l’organizzazione Non-Profit fondata dai suoi nonni Virgilio e Loredana nel lontano 1977, con lo scopo di diffondere e applicare le Cure Palliative. È proprio qui, in Fondazione, che Maddalena con entusiasmo e dedizione svolge il ruolo di Ricercatrice per Fondazione Floriani Ricerca.

Attualmente segue in prima persona un progetto di ricerca su scala nazionale volto a testare un modello di clinical governance integrato nelle Reti Locali di Cure Palliative Italiane, il cui principale scopo è quello di dimostrare l’efficienza e l’efficacia del modello in termini di qualità della vita dei malati e delle loro famiglie oltre a una migliore allocazione delle risorse per il Sistema Sanitario Nazionale (SSN).

Maddalena Floriani - Fondazione Floriani

Maddalena in ufficio alla Fondazione Floriani.

Ciao Maddalena, prima di tutto ti ringraziamo per aver accettato di realizzare questa intervista e ti facciamo i complimenti per il tuo percorso e per il tuo costante impegno nell’aiuto del prossimo. Siamo entusiasti di poterti fare qualche domanda personale e di conoscere il tuo punto di vista sulla nostra amata città.

1. Se dovessi raccontare il tuo lavoro in una frase o in poche parole, quali sceglieresti?
Fare ricerca significa accettare che ogni risultato non è mai un traguardo ma è sempre un nuovo punto di partenza. Ciò la rende indubbiamente stimolante ma al contempo non ti permette di fermarti.

2. Qual è secondo te la più grande sfida del tuo lavoro?
La vera sfida non è tanto il confronto quotidiano con la vita, la morte e la sofferenza ma il riuscire ad approcciarli profondamente mantenendo al contempo un sano distacco.

3Come si inserisce la Fondazione nel contesto della città e nel contesto italiano?
La Fondazione Floriani è nata a Milano nel 1977, con una donazione dei miei nonni, Virgilio e Loredana. È un ente apolitico, aconfessionale, senza fini di lucro, che ha l’obiettivo di diffondere e applicare, nell’assistenza al malato inguaribile, le Cure Palliative, quelle cure, cioè, che affrontano tutti gli aspetti della sofferenza del malato: quello fisico, quello psicologico, quello spirituale e quello sociale.

Maddalena Floriani - Fondazione Floriani

Per prima in Italia ha istituito un servizio per assistere gratuitamente a domicilio i malati inguaribili e le loro famiglie. Questo servizio, poi chiamato “Modello Floriani”, prevede l’intervento di un’équipe multi-professionale ed è stato un esempio ad altre realtà in Lombardia e in tutto il paese.
Più recentemente la Fondazione è stata principio ispiratore della Legge 38/2010 (“Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore”) che ha sancito l’accesso alle cure palliative come un diritto per tutti i cittadini.

4. Rappresenti la terza generazione Floriani per la Fondazione. Quali sono le principali innovazioni che ti piacerebbe introdurre? Come vedi la Fondazione e come ti vedi tra 10 anni?
Il prossimo obiettivo è ampliare il raggio d’azione. Finora la gran parte delle cure palliative è stata messa in campo come risposta ai malati di cancro ma dei 250 mila che in Italia necessitano di queste cure, solo la metà sono malati oncologici. Le scoperte scientifiche portano inevitabilmente da un lato a un delirio di onnipotenza e dall’altro alla messa in un angolo della componente umana della medicina. In questo senso la vera innovazione sarà rendere l’approccio palliativo un approccio culturale perché la sofferenza non è solo fisica, ma è globale, spirituale, familiare, sociale. Avere sollievo dal dolore è un diritto di tutti, per questo devo andare avanti con la nostra battaglia di civiltà. Parte integrante di questo ragionamento è arrivare all’istituzionalizzazione dell’insegnamento universitario delle cure palliative e della cultura che le sottende.

5L’attenzione verso il prossimo per te è una questione di famiglia: com’è stato entrare a far parte di una realtà unica in Italia come la Fondazione Floriani?
Non tocca a me dirlo, per fortuna lo dite voi! (ride, ndr). Mi verrebbe da dire che è stato molto naturale: sin da piccola al posto che andare al doposcuola i compiti venivo a farli qui! Se da un lato però non è stato difficile ambientarmi, dall’alto gestire questa “familiarità” non è sempre così naturale.

6La cosa che ti rende più felice del tuo lavoro? E quella che sopporti di meno?
Non c’è dubbio che la cosa che più mi rende felice è l’aver avuto la fiducia della mia famiglia e delle persone che da sempre lavorano in Fondazione per poter iniziare la mia strada con loro. Però lavorare con persone di famiglia, con le quali inevitabilmente si ha un rapporto affettivo che va oltre le scrivanie dell’ufficio, non è così facile come sembra.

Maddalena Floriani - Fondazione Floriani

Maddalena con la madre, Francesca Crippa Floriani.

7C’è qualche progetto in particolare, tra quelli che stai seguendo, di cui ti piacerebbe parlarci?
Al di là della ricerca, sto seguendo personalmente un nuovo progetto in Fondazione, si chiama “Before I die I want to…”. È un progetto fotografico fatto con le vecchie polaroid che è nato in America quasi 10 anni fa, grazie a due ragazze Newyorchesi. Il progetto colleziona i desideri che persone di tutte le età e di tutto il mondo scrivono sulla polaroid a loro scattata. Ha lo scopo di favorire il dialogo sugli obiettivi della vita e di dare una possibilità alle persone di pensare e agire su cosa è veramente importante con una semplice domanda: “What do you want to do before you die?”. A oggi, viaggiando il mondo dagli Stati Uniti al Giappone, passando per l’India e il Venezuela ha collezionato più di due mila foto. Questa vasta gamma di desideri di società così diverse tra loro rende accessibile a tutti una comparazione interculturale e ci ricorda della nostra comune (finita) umanità. Da maggio 2016 arriverà, con Fondazione, in Italia per dare voce anche ai nostri desideri.

8Quando ti riterrai soddisfatta relativamente al tuo percorso in Fondazione? Lo sei già? Quali sono i tuoi prossimi passi?
Riuscire a creare quello che è stato capace di costruire mio nonno non mi sarà mai possibile, perché non ho la sua testa e non vivo in un momento storico come il suo ma in uno molto più difficile e complesso. Sarà già una grande soddisfazione per me riuscire a mantenere vivo tutto quello che è già stato fatto, continuando a portare avanti la nostra missione.

9Cosa ti senti di dire a chi vorrebbe iniziare a collaborare con voi o a chi vorrebbe entrare in questo settore?
Gli direi che se lo vuole fare per far carriera o per arricchirsi è meglio che lasci perdere. Per fare questo lavoro bisogna fare i conti con la propria tensione ideale e la voglia di mettere in gioco il proprio spirito civico, altrimenti non sarebbe facile reggere le tante frustrazioni che si incontrano che non hanno come contrappeso la retribuzione e la carriera.

Maddalena Floriani - Fondazione Floriani

Maddalena con il personale della Fondazione Floriani.

10.Ci racconti la tua Milano in tre posti e perché?
Io sono per l’economia di zona: adoro Brera, il mio quartiere, e il grosso del mio tempo lo passo lì.
– Osteria dei Poeti. Si mangia benissimo, vecchia tradizione. Costa poco ed è molto semplice.
– Odilla Chocolat. Almeno una volta a settimana faccio una scorpacciata di clementine candite al cioccolato.
– Riga dritto. Le mie fisse: le cartolerie, purtroppo in via di estinzione!

11.Il tuo posto preferito a Milano per le seguenti occasioni:
Brunch – Libreria del Mondo offesoIn una delle piazze più pittoresche della città (Piazza San Sempliciano) mangi un boccone in mezzo ai libri.
Pranzo – Il circolo reduci e combattenti. Bastioni di Porta Volta. È vicino all’ufficio ed è un bagno negli anni ‘50.
Aperitivo – seguo il Lubar!
Cena Shion di via Camperio. Minimal chic ma fresca e autentica cucina giapponese.
Serata – Club Haus’ 80s, assoluto revival.
Relax – “Mani-pedi” dalle cinesine di via Pontaccio.
Sport – Solo con Gianluca di Virgin Active (in Corso Como)!

12. Weekend in città: ci racconti la tua giornata ideale?
Sveglia tardi, brunch con amici, shopping che non faccio durante la settimana, mani e piedi dalle cinesine sempre aperte, parco con i nipotini e cinema e pizza da Pino in tuta da ginnastica domenica sera!

13Se un tuo amico straniero che non è mai stato a Milano arrivasse in città, dov’è che assolutamente dovrebbe andare?
Per capire in un colpo d’occhio la sua storia dovrebbe vedere il Castello Sforzesco, andare in cima al Duomo, sulla Darsena e Santa Maria delle Grazie, per coglierne il presente: una sosta in piazza Gae Aulenti.

14Una chicca per i nostri lettori: il tuo “angolo nascosto” preferito di Milano. Puoi svelarcelo?
Il banchetto dei maglioni al mercato del sabato in via Fauche! Materiali bellissimi, lavori jacard oppure fatti a mano, sei fili di cachemire a 60€, ma va a momenti: della serie “chi cerca trova”.

Grazie ancora e in bocca al lupo per tutti i tuoi progetti! Complimenti vivissimi dalla redazione Flawless Milano.

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